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Il fratello della Chindamo: “Maria era una donna forte, ma non è stata capita”

di Damiana Riverso – “Maria era una donna meravigliosa, solare, dolce ma anche una ‘capatosta’. Forte, determinata e dalla vita voleva di più. Voleva emergere da un punto di vista familiare e sociale. Si è sposata giovanissima, a 21 anni, ma questo non le ha impedito di diventare chi voleva. Me la ricordo studiare con Vincenzino in braccio (il figlio ndr), giocava con lui e allo stesso tempo leggeva i suoi libri, per essere pronta per gli esami. Si è laureata così. E’ diventata commercialista e allo stesso tempo ha avuto la sua seconda figlia. E ha anche aperto il suo studio quando era in gravidanza del suo terzo figlio perché Maria voleva avere tutto e ci era riuscita”.

Studiava con il figlio in braccio

Vincenzo Chindamo, parla con orgoglio della sorella Maria, scomparsa il 6 maggio del 2016 davanti ai cancelli delle sue proprietà per motivi ancora da accertare, commentando a Calabria7, come dopo anni di silenzio e mistero, il collaboratore di giustizia Antonio Cossidente ha rivelato alla Dda di Catanzaro che Maria sarebbe stata uccisa e il suo corpo dato in pasto ai maiali o macinato con un trattore.  La donna, secondo le rivelazioni, sarebbe stata assassinata per punizione perché si sarebbe rifiutata di cedere un terreno a Salvatore Ascone, ora indagato per l’omicidio. Le dichiarazioni di Cossidente, ex componente del clan dei Basilischi, in Basilicata, sono state acquisite agli atti del processo per le presunte pressioni sul collaboratore Emanuele Mancuso da parte dei suoi familiari per farlo ritrattare. Ma non solo questo, sulle spalle di Maria pesava anche il suicidio del marito avvenuto esattamente un anno prima. Una data che segna un destino. Perché proprio quel giorno? “Il marito di Maria era un uomo buono, un gran lavoratore che non le ha negato mai nulla. Ma forse la sua famiglia non ha accettato in pieno Maria e la sua voglia di emergere. E’ stata accolta per convenienza in un territorio difficile con una cultura profondamente maschilista”.

Ma forse Maria non è stata capita, non è stata accettata. Vincenzo usa parole precise e forti per descrivere la sorella a voler rimarcare chi era a chi ancora non lo avesse capito: “Maria era una donna meridionale, al primo posto c’era la famiglia ma allo stesso tempo è riuscita a realizzarsi professionalmente. Aveva voglia di fare e dopo tre figli aveva anche deciso di riprendere gli studi e si era già iscritta all’università di Reggio Calabria in Giurisprudenza. Il suo essere non è stato capito e accettato”.

Come lei tante donne giustiziate

E’ fiero Vincenzo della sorella, che forse ha sfidato una mentalità ristretta sulla donna ancora troppo radicata in Calabria: “A chi ha dato fastidio Maria? Dopotutto non aveva chissà che rapporti internazionali e non frequentava che questi piccoli luoghi. Io sono certo che si sarebbe potuto fare di più, si può ancora fare di più. Maria è scomparsa in un piccolo fazzoletto di terra dove tutti sanno tutto, dove lo Stato se vuole può controllare. Io non ci credo che non può. E’ tutto controllabile e la prova è il maxi processo di Rinascita Scott. Io credo nella potenzialità e nella serietà della Procura di Catanzaro. Ma davanti a una problematica straordinaria come quella di Maria non si possono usare mezzi ordinari, ci vogliono le armi giuste. Ma non solo per lei, anche per tutte le altre donne che sono state giustiziate, accusate ingiustamente, e ce ne sono tante, troppe. I loro boia sono tra di noi. Questa è gente che tocca livelli di malvagità inimmaginabile. Il loro è un modus operandi che ha superato ogni limite, ma che continua a esistere. Sono come un tribunale clandestino che agisce tra la gente per bene. Verità e  giustizia non solo per Maria, ma per tutte le altre donne uccise, per la dignità della Calabria. Mi sento addosso questa responsabilità, non è più solo una questione familiare: la necessità di avere una tomba su cui portare un fiore. Non è solo questo. Lo faccio per Maria ma anche per la Calabria. Io non parlerò mai male di questa terra ma solo della ‘ndrangheta. La Calabria ha dei valori, e noi calabresi dobbiamo essere meno egoisti, alzare la testa e pensare alla nostra terra”.

Un ultimo dolce ricordo

“Ho un ultimo ricordo bellissimo di mia sorella. Il giorno prima della sua scomparsa abbiamo pranzato insieme a Polistena e ho avuto la consapevolezza che dopo un anno difficile lei fosse felice. L’ho vista libera, non più frenata, sorridente così come la vediamo nelle foto. Era appagata. Maria era tenace, lo è sempre stata . Voleva di più. Era una donna molto forte”.

© Riproduzione riservata.

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