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Inaugurazione anno giudiziario a Catanzaro, Talerico: “Manca un vero progetto di riforme”

anno giudiziario catanzaro

“La situazione del Tribunale di Catanzaro”

“Un breve cenno – dichiara ancora il presidente del Coa – deve essere fatto alla situazione in cui versa il Tribunale distrettuale di Catanzaro, che opera oramai in una situazione emergenziale perenne e, che rischia di implodere per come dichiarato dal Presidente del Tribunale di Catanzaro dinnanzi la Commissione Antimafia. Sennonché, allo stato la scopertura è di ben 11 magistrati togati e, quindi sono solo 41 i magistrati su 52 ad essere effettivamente in servizio, numeri questi comunque del tutto inadeguati rispetto ai flussi ed ai carichi di lavoro ed alla natura e qualità degli affari. Pertanto, in ragione di tale deficit di risorse i carichi di lavoro sono oggettivamente tali da mettere in crisi l’organizzazione dell’intero Ufficio, specie alla luce di alcuni maxi processi  che hanno inflazionato le attività dell’Ufficio Gip-Gup, del Riesame e delle misure di prevenzione, con il serio rischio di incorrere in una involontaria quanto pericolosa giustizia sommaria e/o affetta da gravi errori”.

“Altra condizione che concorre a tale quadro è l’avvicendamento ciclico dei giudici, ciò in quanto molti magistrati applicati presso il Tribunale catanzarese sono per lo più di prima nomina, pertanto spesso una volta maturato il periodo minimo di attività in sede, avanzano istanza di trasferimento per avvicinarsi alle città di provenienza o a sedi lavorative meno disagiate. A ciò sono conseguiti lunghi periodi di vacatio delle postazioni dei magistrati trasferiti che incidono sull’aumento dell’arretrato e sulla difficoltà di evadere le sempre più numerose domande di giustizia. Addirittura un magistrato formalmente presente in pianta organica dal 2018 non si è mai insediato presso il Tribunale di Catanzaro, ed il CSM soltanto a distanza di tre lunghi anni ha ritenuto di prenderne atto”.

“Nel giugno del 2021 il CSM ha, di poi, trasferito ad altra sede (Milano) il Presidente della Sezione Riesame, Appelli e Misure di Prevenzione, lasciando colpevolmente vacante una delle postazioni più delicate ed importanti per l’evasione delle istanze di riesame delle misure cautelari personali, costituenti un carico lavorativo che pesa come un macigno per il Tribunale di Catanzaro in ragione delle numerose misure cautelari richieste specie negli ultimi due anni per alcune importanti operazioni della DDA. Ecco perché il mancato intervento e la scarsa considerazione e valutazione delle gravi condizioni organiche del Tribunale di Catanzaro, da parte del CSM, rischiano di paralizzare la produttività di uno dei Tribunali più importanti del meridione e, con ciò mettendo in crisi tutto l’indotto giudiziario (dal cittadino, alle imprese, agli studi legali che devono attendere tempi biblici per la definizione dei giudizi)”.

“Rallentamento delle attività processuali”

“La situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente i probabili nuovi trasferimenti a seguito di un recente bando, con ciò la scopertura rischia di salire a ben 20 magistrati su 52 previsti in organico. In tale quadro entrambi i settori civili e penali ne hanno risentito, si sono così ridotti i magistrati giudicanti applicati presso le sezioni civili trasferiti ‘d’urgenza’ per la necessità di coprire le postazioni rimaste vacanti presso la sezione Gip-Gup ed al Riesame. Ciò come era inevitabile ha determinato un gravissimo e diffuso rallentamento  delle attività processuali e la stessa produttività  del Tribunale distrettuale, con processi anche nel civile che oramai vengono rinviati più volte a distanza di due o tre anni anche per la sola precisazione delle conclusioni (con una durata media del primo grado superiore anche ad anni 8 solo)”.

“Del resto, a fine giugno 2021 nel settore separazioni e divorzi erano ben 4593 i giudizi pendenti; ben 3228 erano i giudizi pendenti nel settore lavoro e previdenza (ove per lungo periodo sono stati in servizio soltanto due magistrati togati, con una durata media dei giudizi di primo grado ben oltre gli anni 4), 2587 giudizi in materia di protezione internazionale e ben 4720 giudizi pendenti presso le esecuzioni mobiliari (altro settore che rischia di mettere in crisi l’economia di un intero territorio per le lungaggini processuali preordinate al recupero dei crediti)”.

Per Talerico “i numeri della Corte di Appello di Catanzaro pur evidenziando una carenza organica perenne, confermano una importante produttività ed una capacità di smaltimento dell’arretrato che consegnano un trend positivo, superiore ai dati medi nazionali. Detto ciò, dobbiamo ancora una volta denunciare lo stato tragico delle carceri che necessita di una riforma organica, specialmente in tema di carcerazione preventiva, che in uno Stato di Diritto va limitata a casi eccezionali. Ciò in ragione dei numerosissimi errori giudiziari che annualmente conducono ingiustamente in carcere, ancora, troppe persone innocenti. Di poi – prosegue Talerico – occorre ribadire la necessità di avere un’Avvocatura libera ed indipendente, in quanto troppo spesso oggetto di persecuzione, anche mediatica, in quanto professione che si svolge sul crinale difficile della vicinanza umana all’uomo in errore. Una indipendenza che va rafforzata essendo la faccia speculare della presunzione di non colpevolezza, evidenziandosi, così, il ruolo fondamentale per l’esercizio del diritto di difesa”.

Il Sistema Giustizia

“Il sistema Giustizia – conclude Talerico -, a parte la necessità di una vera ed organica Riforma, si regge oggi grazie a quei Magistrati che hanno amato e temuto il potere terribile e formidabile di entrare nella vita delle persone fatalmente legato all’esercizio della funzione giurisdizionale. E, quindi una Giustizia è ancora possibile per opera di quei Magistrati che hanno cercato di usare quel potere con sapienza, con equilibrio, ma soprattutto con rispetto, avendo ben presente la possibilità che quel potere deve essere usato per rendere Giustizia, per ripristinare la legalità, per dare ragione a chi ha subito un torto”.

“Poi ci sono però anche quei magistrati che con l’esercizio della giurisdizione poco c’entrano, sono coloro che hanno bisogno degli sponsor, anche per sfuggire a qualche procedimento disciplinare o per fare carriera attraverso cariche di rappresentanza o in qualche Ufficio, quelli che determinano il discredito della intera categoria, la rottura forse irreparabile del rapporto fiduciario con quel popolo in nome del quale viene amministrata la Giustizia e, che sono frutto di spregiudicatezza, insensibilità e della insaziabile ed incomprensibile sete di potere”.

“Ho voluto concludere il mio intervento citando in parte alcune considerazioni pubbliche  di un magistrato che esercita proprio presso la Corte di Appello di Catanzaro e, che ha avuto quel coraggio che consente ad un Magistrato di fare la differenza, senza limitarsi ad esercitare semplicemente un potere, con l’ambizione di rendere Giustizia e non solo di amministrarla, magari con quel grado di umanità che manca alla società e che manca spesso anche nelle Aule di Giustizia. Del resto, come scriveva il filosofo Gaetano Filangeri, ‘la Giustizia mette paura ai colpevoli e lascia andare sicuri gli innocenti'”.

© Riproduzione riservata.

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