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Insulti social per la barca calabrese che ha salvato i migranti

di Vincenzo Imperitura – C’è anche un po’ di Calabria nel furioso braccio di ferro che vede coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Salvini e la Onlus Mediterranea, protagonista nei giorni scorsi del salvataggio in mare di una cinquantina di disperati “ripescati” nel cuore del Mare Nostrum, fuori dalla acque Sar della Libia.

Il veliero bialbero “Alex & Co” che, materialmente, si è reso protagonista del salvataggio dell’ennesimo gruppo di migranti in fuga dai lager libici è infatti di proprietà della “Azzurro Charter”, grossa società nautica con base, nel cuore della Locride. Classe Benetti MS20, il venti metri dotato di due alberi, doppio motore, e di cinque cabine ognuna con bagno privato è uno dei pezzi pregiati dalle flotta Calabrese  (che comprende diverse imbarcazioni importanti e una serie di catamarani di lusso) ed era stato locato ad una società riconducibile alla Mediterranea. Un contratto di locazione non a breve scadenza(i termini del contratto restano coperti dalla privacy)  e che avrebbe garantito alla Onlus di avere una barca d’appoggio alle navi che si occupano generalmente del recupero dei migranti: il veliero sarebbe dovuto essere utilizzato infatti per accogliere parlamentari e giornalisti durante le operazioni di monitoraggio. Il sequestro della nave “Mare Ionio” (un ex rimorchiatore acquistato grazie al prestito di banca Etica dalla Onlus che fa riferimento anche all’Arci e rimesso in mare proprio per tirare in salvo i disperati che quotidianamente affrontano la traversata dal nord Africa) da parte delle autorità italiane ha spinto la Mediterranea ad utilizzare il veliero di lusso (valore stimato molto vicino ai 500 mila euro) per scopi che non erano stati fissati nel contratto di locazione con la Onlus.

«Ma il capitano ha fatto ciò che la legge del mare gli imponeva di fare – fanno sapere della società nautica che ha affittato il veliero – non potevano sottrarsi al salvataggio di quelle persone, anche perché altrimenti, avrebbero potuto essere denunciati per omissione di soccorso». La decisione di forzare il blocco imposto dalle politiche salviniane è costata però, storia di una manciata di ore fa, la confisca del mezzo da parte dell’autorità giudiziaria: confisca resa possibile dall’utilizzo delle draconiane disposizioni imposte dal decreto sicurezza bis.

LA PIOGGIA DI INSULTI

A preoccupare la “Azzurro Charter”, oltre al rischio di vedersi confiscare per sempre il bene (anche se il contratto di locazione garantisce comunque una sorta di “garanzia”), ci sono soprattutto i numerosi insulti con cui i canali social dell’azienda della Locride sono stati invasi quando il nome della società è saltato fuori nella baraonda mediatica che ha seguito l’ingresso del veliero nel porto di Lampedusa. «Siete felici del sequestro? – scrive un utente – io si, tantissimo… fine business… addio soldi». E ancora «Mi auguro che affondi il prima possibile, siete in appoggio ai trafficanti di uomini, da velista mi fate schifo» scrive un altro utente sul sito dell’azienda, contornando il messaggio con le inevitabili bandiere tricolori. E poi promesse di boicottaggio e auguri di fallimento, per una storia che, contratti di locazione a parte, è riuscita a tirare fuori come spesso succede in queste occasioni, il lato più brutale e becero degli internauti italiani.

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