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‘Ndrangheta nella Presila Catanzarese, il pentito svela il sistema clientelare di appalti e rifiuti

"Qualche anno fa è stato commissariato il Comune di Petronà e mi sono stupito, non hanno trovato nulla, anche un cieco se ne sarebbe accorto"
droga e armi calabria

Nei comuni di Taverna, Magisano, Albi e Zagarise il compito di raccogliere le estorsioni su incarico di Mario Ferrazzo ce l’avevano l’ex affiliato alla cosca Carpino, ora collaboratore di giustizia Domenico Colosimo, Mario Gigliotti e Pasquale Scorza. E in particolare Scorza, come riferisce il pentito Colosimo, avendo un’impresa edile prelevava la maggior parte delle tangenti, portando i soldi a Ferrazzo, “e poi quando ci vedavamo ci aggiornava”.

Il pentito davanti al magistrato della Dda Veronica Calcagno nel verbale di interrogatorio del 3 novembre dell’anno scorso, confluito in una nota integrativa agli atti dell’inchiesta Karpantos riferisce i nomi degli imprenditori di Catanzaro finiti nel giro nel racket. Parla di un’impresa edile di bitume in città, che faceva lavori tra Magisano e Albi e ammette di essere andato nel cantiere ad Alli e di avergli chiesto mille, duemila euro non di più. “Non so se in precedenza avesse già subito estorsioni. Quando gli ho chiesto l’estorsione lui ha dato i soldi senza problemi, poi li ho portati a Mario Ferrazzo, che era il responsabile della montagna, li raccoglieva e in base ai paesi li mandava. Su Petronà i soldi venivano divisi tra i Bubbo e i Carpino”. E accenna ad un altro imprenditore, specializzato in lavori edili, stradali, a cui è stato imposto il pizzo ora di 1.500, un’altra di 2.000 e al massimo 3.000 euro, “perché erano lavori piccoli, non grosse cifre. I soldi me li ha dati a fine lavori, me li ha portati sempre su Catanzaro, ci siamo dati un appuntamento per la consegna”. Tutte le altre ditte venivano contattate da Pasquale Scorza che era di quei paesi, alcune da Mario Gigliotti. 

Il pentito davanti al magistrato della Dda Veronica Calcagno nel verbale di interrogatorio del 3 novembre dell’anno scorso, confluito in una nota integrativa agli atti dell’inchiesta Karpantos riferisce i nomi degli imprenditori di Catanzaro finiti nel giro nel racket. Parla di un’impresa edile di bitume in città, che faceva lavori tra Magisano e Albi e ammette di essere andato nel cantiere ad Alli e di avergli chiesto mille, duemila euro non di più. “Non so se in precedenza avesse già subito estorsioni. Quando gli ho chiesto l’estorsione lui ha dato i soldi senza problemi, poi li ho portati a Mario Ferrazzo, che era il responsabile della montagna, li raccoglieva e in base ai paesi li mandava. Su Petronà i soldi venivano divisi tra i Bubbo e i Carpino”. E accenna ad un altro imprenditore, specializzato in lavori edili, stradali, a cui è stato imposto il pizzo ora di 1.500, un’altra di 2.000 e al massimo 3.000 euro, “perché erano lavori piccoli, non grosse cifre. I soldi me li ha dati a fine lavori, me li ha portati sempre su Catanzaro, ci siamo dati un appuntamento per la consegna”. Tutte le altre ditte venivano contattate da Pasquale Scorza che era di quei paesi, alcune da Mario Gigliotti. 

Il dominio delle estorsioni in provincia e a Catanzaro

“Su Cerva i soldi Ferrazzo li mandava ad Antonio Iervasi. Poi su Belcastro li mandava a Gigi Pane. A Marcedusa li dava o a Carletto o ai Ferraro. Carletto era sempre affiliato a questi Ferraro. Su Botricello penso ci sia Gigi Pane, so che se la vedeva lui.  I soldi Ferrazzo li distribuiva a Pasqua, Natale, ferragosto, dipende anche da quando era stato raccolto. Normalmente dava sui 10.000 euro ad agosto, poi a Pasqua, poi a Natale. Più o meno Ferrazzo raccoglieva 50mila, 60mila euro l’anno. Ferrazzo  raccoglieva i soldi della montagna”. Precisa alla Dda che sulle estorsioni a Catanzaro se la vedeva Mario Gigliotti, che agisce per gli Arena, “lo fa almeno da un anno a questa parte, ora che non c’è nessuno degli Arena, lui alle imprese che conosce su Catanzaro garantisce la protezione o se c’è da portare qualche ambasciata a Isola lo fa lui”, ma anche Santino Gigliotti aveva voce in capitolo, “voleva comandare lui , spendeva il nome di Franco Gentile e Pino Arena per essere favorito, delle volte senza il consenso loro. Lui faceva i lavori di cemento. Lui andava dalle imprese che avevano ottenuto gli appalti e imponeva la fornitura di cemento e quelli se ne stavano zitti. Santino Gigliotti era uno che non dava conto di quello che si prendeva, specialmente nella zona sua di Sorbo San Basile. Del suo omicidio come quello di Tommaso Guzzetti io non ho capito chi l’ha fatto”.

“I boschi se la vedevano i Bubbo, i lavori edili i Carpino”

Pace fatta tra i Bubbo e i Carpino, le estorsioni non venivano più ripartite tra i singoli, ma suddivise tra le famiglie equamente. Una soluzione, a detta del collaboratore di giustizia, che è andata bene per un periodo, poi per dirimere le discussioni insorte si è passati ad un regime differente: i boschi se li vedevano i Bubbo, mentire i lavori edili se li vedevano i Carpino, per volontà di Mario Gigliotti e Filippo Bubbo. “Pio sono nate altre discussioni, Filippo vuol sempre fare a modo suo, perché in alcuni casi sì è intromesso nei lavori edili. Ultimamente c’è stata una questione, che mi ha risale al mese di agosto 2023, e riguarda una ditta che sta facendo le pale eoliche sul Comune di Petronà. La ditta in questo caso si è rivolta direttamente a Filippo Bubbo, inizialmente non lo sapeva nessuno, poi forse qualcuno è andato a dargli fastidio”.  

Le assunzioni gradite alla cosca

Il pentito dichiara che sono sempre le stesse tre ditte ad aggiudicarsi la gestione dei boschi a Petronà. La gestione dei boschi di Petronà, sono sempre le stesse ditte che se li prendono. “Questa è un’imposizione che ha fatto Filippo Bubbo, che ditte di fuori non ne possono venire. Sono le tre ditte che si accordano sull’offerta da fare in busta. Bubbo Filippo poi si prende una percentuale, il 10,15, 20%, su questi lavori. Da fuori non ci viene nessuna ditta. E’ stato commissariato il Comune di Petronà qualche anno fa e mi sono stupito che non abbiano trovato nulla, perché per me pure un cieco se ne sarebbe accorto di questa suddivisione dei lavori boschivi”. Anche sui rifiuti comandano i Bubbo a Petronà “e anche di questo i commissari non si sono accorti di nulla” e da quando la spazzatura è stata privatizzata, in base alle propalazioni del pentito, i Bubbo assumono le loro persone nella ditta che si occupa di rifiuti, come nel caso di “Vincenzo Colosimo e Vincenzo Bubbo, ma ci sono anche operai che hanno fatto assumere”. 

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