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Tutte le accuse a Tallini: dal sostegno dei Grande Aracri all’assunzione del figlio

Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria arrestato stamane nell’ambito dell’operazione “FarmaBusiness” dei carabinieri del comando provinciale di Catanzaro con il coordinamento della Dda del capoluogo calabrese, avrebbe fornito al clan Grande Aracri, pur non facendone organicamente parte, “un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione, con la consapevolezza circa i metodi e i fini dell’associazione stessa”. Lo scrivono gli inquirenti negli atti dell’inchiesta.

I capi di imputazione

Secondo le ipotesi di accusa, Tallini “pur non facendone organicamente parte concorreva nella partecipazione all’associazione di ‘ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro”. In qualità di assessore regionale fino al 2014 e quindi candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della stesso anno e oggi consigliere regionale avrebbe fornito “un contributo concreto al rafforzamento delle capacità operative dell’associazione”. In cambio del sostegno elettorale, avrebbe promesso la sua disponibilità nei confronti dell’organizzazione di ‘ndrangheta per garantire ai referenti del sodalizio le condizioni per l’avvio prima e l’effettivo esercizio poi dell’attività imprenditoriale della distribuzione all’ingrosso dei prodotti farmaceutici. In particolare sarebbe intervenuto negli uffici pubblici per agevolare l’iter burocratico per il rilascio di necessarie autorizzazioni per la realizzazione del consorzio “Farma Italia” e della società “Farmaeko srl” che prevedeva la distribuzione dei medicinali da banco sul territorio nazionale. Avrebbe promosso la nomina del responsabile del relativo ambito amministrativo regionale concorrendo ad indurre le persone proposte a rilasciare la documentazione amministrativa. Avrebbe, inoltre, concorso nei progetti commerciali inerenti la distribuzione dei farmaci.

Lo scambio elettorale “politico-mafioso”

Tallini è anche indagato per scambio elettorale politico-mafioso. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, durante le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, datato novembre del 2014, avrebbe accettato dagli esponenti della cosca di ‘ndrangheta di Cutro la promessa di procurare voti in cambio della promessa di compiere in ambito politico amministrativo azioni a vantaggio degli interessi economici dei Grande Aracri. In particolare avrebbe speso il suo ruolo di assessore regionale uscente della Regione Calabria per favorire la conclusione dell’iter amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell’attività del consorzio “Farma Italia” riconducibile alla cosca di Cutro.

L’assunzione del figlio

Tallini, scrivono ancora gli inquirenti, “pur consapevole del reimpiego di capitali illeciti, provenienti dal delitto associativo di stampo ‘ndranghetistico, concorreva nei progetti commerciali inerenti alla distribuzione dei farmaci” imponendo anche l’assunzione del figlio Giuseppe e il suo ingresso nella Farmaeko come consigliere “così – si legge negli atti dell’indagine – da contribuire all’evoluzione dell’attività imprenditoriale del Consorzio farmaceutico, fornendo il suo contributo nonché le sue competenze e le sue conoscenze anche nel procacciamento di farmacie da consorziare”. In questo modo, continuano gli inquirenti, “rafforzava la capacità operativa del sodalizio nel controllo di attività economiche sul territorio, incrementando la percezione della capacità di condizionamento e, correlativamente, di intimidazione del sodalizio, accrescendo la capacità operativa e il prestigio sociale e criminale” del clan.

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