“Il Consiglio regionale vuole aumentare i costi della politica?”

“Sulla riforma della legge elettorale calabrese potrebbero girarci un film. Siamo quasi ai titoli di coda della legislatura e dopo l’ostracismo nei confronti dell’introduzione della doppia preferenza di genere (che continua, con l’ennesima promessa di calendarizzarla a marzo), si vuol far passare sottotraccia un colpo di scena da volponi della vecchia politica”.

E’ quanto afferma Alessia Bausone, dirigente del Partito democratico.

E’ quanto afferma Alessia Bausone, dirigente del Partito democratico.

“Martedì prossimo – continua –  la Commissione riforme del consiglio regionale presieduta da Franco Sergio dovrà esaminare la proposta di legge di Ennio Morrone sul “Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni regionali calabresi per i cittadini dell’Unione Europea residenti in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza”. Si tratta – spiega la Bausone – di un vero e proprio postribolo giuridico che ha un solo obiettivo: arginare la legge, nello specifico l’articolo 14 del Decreto Legge del 138 del 2011 e portare all’ aumento del numero di consiglieri regionali da 30 a 40, già a partire dalla prossime elezioni regionali!”.

“Il principio di autoconservazione che impregna il testo di Morrone prevale rispetto ad ogni tipo di cognizione giuridica: la legge nazionale, recepita dalla regionale 10 settembre 2014,  prevede che i consiglieri regionali siano 30 nelle Regioni con popolazione fino a due milioni di abitanti e 40 con una popolazione fino a tre milioni di abitanti” dice ancora la dirigente Pd. “Il nuovo censimento della popolazione calabrese – aggiunge – è stata una prima speranza per alcuni, ma non avendo in prospettiva il risultato sperato, si è cercato di ovviare all’ annoso problema di superare, almeno sulla carta, i due milioni di abitanti in modo da gonfiare il numero dei consiglieri, con spese a carico proprio dei cittadini esausti di queste politiche autoreferenziali”.

“La proposta di Morrone vuole andare oltre lo Statuto regionale (che nella relazione introduttiva si propone appositamente di modificare), oltre il diritto nazionale e quello  europeo. Quest’ultimo – prosegue – in particolare, già nel TCE parlava esclusivamente di diritto di voto del cittadino UE, oltre che per le elezioni del Parlamento Europeo, “alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede alle stesse condizioni del cittadino di tale Stato””.

“Ecco perché – conclude –  l’unica cosa saggia per la Commissione Riforme non potrà che essere il ritiro della proposta, pena la connivenza con un modo furbastro di legiferare fuori dal tempo e, a breve, anche fuori dal consiglio regionale”.

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