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Farmabusiness, la Dda sull’assoluzione di Tallini bacchetta il gup: “Non ha letto gli atti”

di Gabriella Passariello- “Non solo un copia e incolla di ordinanze cautelari e sentenze, ma anche omissioni” da parte del gup che ha deciso di assolvere il politico Domenico Tallini, giudicato con rito abbreviato con la formula “perché il fatto non sussiste”. Il giudice di prime cure non ha proprio letto le dichiarazioni riportate nel verbale dell’interrogatorio di garanzia dell’ex assessore e il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, i sostituti Domenico Guarascio e Paolo Sirleo ne forniscono la prova. Il gup nelle motivazioni della sentenza dichiara: “ il motivo per cui l’imputato manteneva i rapporti con Domenico Scozzafava, del quale non appare dimostrato che Tallini ne conoscesse l’appartenenza mafiosa, erano legate anche al suo tornaconto politico, per le sue ampie conoscenze dovute al lavoro di antennista svolto su tutta la Regione e per le conoscenze politiche importanti che vantava. Tanto per fare un esempio, si consideri che fu lo Scozzafava a mettere in contatto Tallini con la senatrice Mancuso”.

Le distonie tra le conclusioni del gup e le dichiarazioni di Tallini

Ma l’interrogatorio di garanzia dice ben altro: “Vede, dottore, io faccio il politico e nell’approccio con gli elettori uno che fa politica deve stare attento, perché ci sono alcuni elettori che vogliono dimostrarti non solo di avere potenzialmente voti per cui ti vogliono quasi quasi far capire che è tuo interesse coltivare quel rapporto e se poco poco tu sminuisci diciamo quel che gli elettori tipo Scozzafava ti fanno capire praticamente scatta la reazione opposta, nel senso che praticamente questi poi te li ritrovi conto. A me non interessava in maniera particolare come elettore, aggiunge Tallini, ma in quella fase feci finta, così, di non dare molto peso a tutte le cose che diceva, per il problema elettorale io non avevo bisogno dei suoi consensi e non diedi diciamo molto peso a quello che lui cercava di farmi capire. Poi avevo già conosciuto in una esperienza precedente molto tempo prima la senatrice Mancuso per motivi elettorali. Pensi che io sono in politica da quando avevo 16 anni, certamente solo nel 1981 per la prima volta entrai in una assemblea elettiva al Consiglio Comunale, pertanto ritenni di aderire a quella proposta di incontrarli e ci incontrammo..”. Secondo la verità espressa da Tallini, lui non ha mai considerato Scozzafava una risorsa dal punto di vista elettorale e la senatrice Mancuso, l’allora assessore, già la conosceva. “Basterebbero questi rapidi accenni per verificare, razionalmente, come il convincimento del giudice- sostiene la Dda- si sia formato arbitrariamente, anche sulla base tecnica del copia e incolla dei provvedimenti di impugnazione cautelare”.

Le contraddizioni del politico

Sono variegati i dati, emersi in sentenza, letti in maniera diversa dal gup rispetto alla verità offerta dall’imputato nel proprio interrogatorio di garanzia. Basti pensare alla conversazione tra Scozzafava e Paolo De Sole del 5 ottobre 2014 nella quale si ha la conferma dell’incontro “elettorale” avuto da Tallini con i cutresi . La sentenza, ad esempio, trascura di rilevare che i due interlocutori commentano come l’assessore Tallini fosse rimasto particolarmente soddisfatto dell’esito dell’incontro :“l’ho sentito abbastanza contento… ora gli sto fissando pure dei giri… presso delle farmacie… anzi… anzi… ora ci da a noi il materiale e quindi poi… caso mai… glielo porti alle varie farmacie che già stanno prendendo degli impegni…”. Tallini, in sede di interrogatorio di garanzia, invece “nel tentativo di prendere le distanze da un contesto evidentemente per lui compromettente”, a detta della Dda, ha ricostruito la vicenda in maniera difforme rispetto agli esiti intercettivi: “…Allora quando io ho saputo che erano persone di Cutro, va bene, mi sono permesso di chiamare Paolo De Sole e di dirgli assolutamente che non si dovevano permettere più di avvicinare nel mio ufficio persone che fossero rappresentanti di questa… poi mi fu precisato, ma non erano persone.., erano persone per bene, persone che hanno una storia: “uno è un architetto e un ex consigliere del Pd che vorrebbe darti una mano”. Non mi interessa”, questa è stata la mia presa di posizione in quel momento, ma non per scaltrezza, solo per prevenzione”. Tallini, per i magistrati antimafia, ha avuto la percezione della riconducibilità dei visitatori al contesto criminale cutrese, ma mentre nell’interrogatorio di garanzia riferisce di avere chiesto chiarimenti a Paolo De Sole, rimproverandolo, nella conversazione sopra riportata si comprende che egli era rimasto soddisfatto dell’incontro. Distonie espresse dal politico e non valutati dal gup.

“Il giudice non tiene conto delle confessioni di Abramo”

Se si passano poi in rassegna le dichiarazioni accusatorie di Giovanni Abramo nei confronti di Tallini il giudice in modo sbrigativo, sempre secondo i magistrati, si limita a definirle contraddittorie in alcuni punti. “E’ manchevole- per la Dda- il confronto tra le dichiarazioni e l’elemento intercettivo acquisito al procedimento, in cui Abramo, detenuto nel giugno del 2021 si esprime col proprio congiunto Ernesto Grande Aracri (LEGGI QUI). In data 27 giugno di quell’anno, il genero di Nicolino Grande Aracri sempre in riferimento all’operazione Farmabusiness”, torna a parlare di Tallini (LEGGI QUI), indicandolo come un corrotto e a loro vicino: “Devo fare un discorso… è un corrotto al massimo! E’ proprio corrotto con noi!” (LEGGI QUI). Secondo la Dda, che chiede la riforma della sentenza di primo grado, delle due l’una: o Abramo mente, mentre è intercettato, oppure la valutazione delle sue dichiarazioni avrebbero necessitato ben altre considerazioni.

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