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Helios, doni e assunzioni “facili”: a Reggio trema il Palazzo

caso miramare

Una sfilza d’indagati, ben tredici, tra i quali il vicesindaco di Reggio Calabria Armando Neri e il neoassessore tecnico ai Trasporti Mimma Catalfamo, per lunghi anni dirigente provetta alla Provincia prima e alla Città metropolitana poi. Sequestro e amministrazione giudiziaria per un semestre per Avr, “colosso” del settore rifiuti, della controllata Ase (alias Autostrade Service: segmento-strade) non certo di primo pelo né inseritasi solo adesso nella storia amministrativa della città dello Stretto, controllo giudiziario per un anno nei confronti della Hidro Ecologic Lines.

A Reggio Calabria davvero il Palazzo trema, in sèguito al colpo di maglio concretamente eseguito dai carabinieri del Comando provinciale ma “diretto” e assestato da pm antimafia come gli esperti Stefano Musolino e Walter Ignazitto e il giovane sostituto procuratore Alessandro Moffa: con l’avviso di conclusione indagini relativo all’inchiesta denominata “Helios”, la Direzione distrettuale antimafia reggina comincia a “mettere le mani” nel settore rifiuti.

UN COLPO AL CENTROSINISTRA…

Fra tutti i momenti plausibili, certo questo “ciclone” giudiziario ha scelto il meno opportuno: se sarà confermato l’election day del 10 settembre, già fra un paio di mesi si dovrebbero depositare le liste, che si prefigurano folte e numerose, per le elezioni comunali. Il sindaco in carica, Giuseppe Falcomatà, tra proroga “ordinaria” e questione-coronavirus sarà rimasto in carica quasi 6 anni, ma sembra in ottima posizione per conquistare il secondo mandato: “tegole” come questa, naturalmente, non vanno però nella medesima direzione.

Il vicesindaco Armando Neri – eletto nella lista civica “Reset” – è accusato d’induzione indebita a dare o promettere utilità, in quanto «abusando delle suddette qualità e dei pubblici poteri a essere connessi ed esercitando indebite pressioni sui dirigenti della società privata Avr spa (società che aveva in corso d’esecuzione vari appalti per la manutenzione delle strade e per la raccolta dei rifiuti, soprattutto con il Comune di Reggio Calabria) induceva l’amministratore delegato Nardecchia Claudio e la dirigente Gatto Veronica Caterina a dare o promettere indebitamente a lui o a un terzo l’utilità consistente nell’assunzione (o, per meglio dire, nella rinnovazione del contrato di lavoro a tempo determinato in scadenza in favore) del lavoratore Iannello Gaetano Cesare, da lui stesso “raccomandato”, presso la società Avr spa o altra società del gruppo (ad esempio la Ase – Autostrade service-servizi al territorio spa, società interamente controllata dall’Avr spa e di cui era amministratore delegato lo stesso Nardecchia)», il tutto mentre il contratto «non era stato inizialmente rinnovato dall’Avr per la scarsa diligenza e produttività del lavoratore».

Induzione indebita a dare o promettere utilità e delitto tentato i capi d’imputazione per l’assessore comunale ai Lavori pubblici Giovanni Muraca, di professione agente di Polizia, eletto nella lista civica “La svolta”: questo perché «minacciando, talvolta esplicitamente talvolta larvatamente d’assumere una serie di strumentali iniziative vessatorie e potenzialmente pregiudizievoli per la società privata Avr spa», per esempio «contestazioni pubbliche al servizio dell’Avr», volte a «screditare strumentalmente tale società e la qualità dei lavori pubblici in corso d’esecuzione», secondo la Procura distrettuale Muraca «esercitava indebite pressioni sui dirigenti e amministratori della suddetta società» in modo da far reintegrare in organico «i coniugi Laface Giuseppe e Sylva Marie Milene, lavoratori licenziati per giusta causa dalla suddetta società soprattutto a causa di continue e prolungate assenze ingiustificate». Uno scopo che non sarebbe stato centrato «per ragioni indipendenti dalla sua volontà, ossia per il rifiuto delle suddette persone offese», così come sarebbe accaduto in relazione al presunto tentativo dell’assessore di «far prorogare il subappalto relativo al ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio in favore della cooperativa sociale Rom 1995 o, in alternativa, a riassorbirne almeno in parte il personale mediante assunzione all’interno della società Avr spa», una volta cessato il rapporto all’inizio del 2018 «in ragione dell’aumento del canone richiesto dalla subappaltatrice».

Pure il consigliere metropolitano delegato ed ex sindaco di Taurianova Fabio Scionti avrebbe chiesto – ma in questo caso anche ottenuto – con gli stessi “sistemi” il rinnovo dei contratti a termine in capo ai lavoratori Avr Oscar Schepis e Francesco Purrone.

Ma qualcuno sarebbe andato ben oltre… Per esempio, il consigliere comunale reggino e consigliere metropolitano delegato Filippo Quartuccio. Il giovane politico reggino di Articolo Uno (eletto però con la civica Reset)  avrebbe usato i medesimi metodi, per esempio «minacciando contestazioni pubbliche al servizio dell’Avr o la formalizzazione di diffide scritte al Settore Qualità ambientale dirette a screditare strumentalmente tale società» e i lavori in itinere, addirittura per far avere «a suo padre Quartuccio Francesco, già dipendente dell’Avr spa, un incarico di maggior rilievo all’interno della suddetta società» o quantomeno «di maggiore comodità e/o prestigio», non riuscendovi per «la ferma opposizione» dei vertici Avr. E, dal canto suo, il consigliere comunale del Pd Rocco Albanese avrebbe ventilato attacchi sulla consistenza della «pulizia e manutenzione delle caditoie, controlli più rigorosi e stringenti sulla suddetta società e sui lavori pubblici in corso d’esecuzione o il diretto intervento del suo Ufficio nel controllo sui servizi svolti dall’Avr» per indurre – senza riuscirci – i vertici Avr «a far ottenere a suo figlio Albanese Sebastiano, già dipendente dell’Avr spa, un incarico di maggior rilievo all’interno della società».

C’è fra i 13 indagati pure Nino Castorina, capogruppo dèm in Consiglio comunale. Castorina avrebbe minacciato d’«assumere una serie di strumentali iniziative vessatorie e potenzialmente pregiudizievoli per la società privata Ase spa», per esempio «controlli e ispezioni sugli atti di gestione della suddetta società appaltatrice ovvero una sensibile riduzione dei fondi stanziati in Bilancio per la manutenzione delle strade provinciali» e quindi minori profitti per l’azienda. In questo modo, tramite l’allora dirigente del Settore Viabilità della Città metropolitana Domenica Catalfamo avrebbe esercitato pressioni su Nardecchia e Romeo per «ottenere un atteggiamento più compiacente nei confronti delle richieste sue e degli altri amministratori della Città metropolitana in materia d’assunzione del personale, di sponsorizzazioni e altro», anche qui trovandosi davanti a un secco rifiuto.

Concussione è l’ipotesi di reato in capo a Gianni Nucera, già consigliere regionale e provinciale che si sarebbe segnalato «minacciando, talvolta esplicitamente talvolta larvatamente, d’assumere una serie di strumentali iniziative vessatorie e potenzialmente pregiudizievoli per la società privata Avr spa», per esempio «richieste di chiarimenti e prospettazione di più stringenti controlli sulle modalità di gestione del personale, la formalizzazione d’esposti scritti sui rapporti tra Provincia e Avr spa, l’invocazione dell’applicazione di penali previste dal contratto d’appalto e la prospettazione d’ispezioni e/o interrogazioni consiliari vertenti sull’attività svolta dalla società appaltatrice», grazie alle quali avrebbe costretto Nardecchia e il responsabile della sede reggina dell’Avr Enzo Romeo «ad assumere il lavoratore (precedentemente licenziato) Dascola Antonino, da lui stesso “raccomandato”, presso la società Autostrade Service spa».

…E UNO AL CENTRODESTRA

Come si suol dire, se Atene piange, Sparta non ride.

Non solo l’inchiesta “Helios” rappresenta già di per sé un colpo di maglio bestiale all’immagine della giunta Santelli appena varata, considerato che “acciacca” un neoassessore regionale fra i più gravidi di deleghe, Mimma Catalfamo. Soprattutto, la stessa ex dirigente della Città metropolitana (Viabilità, Trasporti, Catasto, Strade, Apq, in seguito Edilizia) ha sicuramente un importante profilo tecnico, ma proprio a nessuno è sfuggita al momento dell’inclusione in Giunta regionale il rapporto di parentela (sono cugini) tra la Catalfamo e il deputato e “padre padrone” di Forza Italia nel Reggino Ciccio Cannizzaro.

Nello specifico, la Catalfamo è chiamata in causa per corruzione per esercizio della funzione (art. 318 Codice penale) e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio (art. 319) in “reato continuato” (art. 81 comma 2), ossia con «più azioni od omissioni esecutive del medesimo disegno criminoso», in quanto nell’analisi della Dda di Reggio Calabria «manteneva rapporti ambigui e compiacenti volti ad agevolare i dirigenti di Avr spa» nel contesto dei «rapporti con l’Ente pubblico d’appartenenza».

La Catalfamo avrebbe agito double-face, ossia «veicolando e mediando le indebite pretese dei politici e amministratori locali» verso l’azienda e le controllate,  ma al contempo «perorando e tutelando gli interessi e le istanze dell’Avr» e delle altre società del gruppo, per questo «ruolo baricentrico» ottenendo dai dirigenti Avr «utilità di vario genere», spesso «venendo meno alla posizione di terzietà e imparzialità propria del suo ruolo pubblicistico». Talvolta, stando ai magistrati, il neoassessore della “squadra” di Jole Santelli «s’interessava indebitamente a dinamiche e vicende puramente interne alle società appaltatrici», come nel caso della Rti, aggiudicataria dei lavori per il terzo lotto della “Ga-ga” Gallico-Gambarie, «fornendo alla dirigenza dell’Avr spa informazioni e notizie riservate, in violazione dei doveri di segreto e riserbo che gli erano propri, intervenendo in modo da agevolare il celere andamento delle procedure amministrative e “sbloccare” alcune situazioni d’impasse che avrebbero potuto pregiudicare gli interessi dell’Avr spa». Non sarebbero mancati «incontri informali» nella sua casa estiva, come accaduto il 4 agosto del 2015 quando Nardecchia vi incontrò l’allora Presidente della Provincia Peppe Raffa.

Stando alla Dda reggina, per questi “servigi” Mimma Catalfamo avrebbe ottenuto dall’Avr contropartite davvero singolari: dalla disponibilità di due macchine con autista in occasione della festa per il 18esimo compleanno della figlia alla temporanea disponibilità di un alloggio a Milano per la figlia della moglie di Raffa e, il 26 gennaio 2018, «il trasporto di un tapis roulant presso la propria abitazione per mezzo di un veicolo e del personale dell’Avr».

LA SITUAZIONE AVR

Tra gli indagati “di spicco” primeggia il nome dell’amministratore delegato dell’Avr Claudio Nardecchia. Anche per Nardecchia il reato contestato è d’induzione indebita a dare o promettere utilità in relazione al rinnovo del contratto a termine per i già citati Iannello, Schepis e Purrone. Ma va detto pure che Nardecchia e Veronica Gatto, insieme all’oggi assessore regionale Catalfamo, dovranno rispondere pure di associazione a delinquere: si sarebbero “messi insieme” per «instaurare e mantenere uno stabile e solido rapporto sinallagmatico funzionale ad agevolare l’esercizio delle attività economiche riferibili direttamente o indirettamente alla società Avr spa, in cambio di benefici e favori privatistici di vario tipo».

Un ruolo importante l’avrebbero rivestito i dipendenti dell’Avr Francesco Antonio Purrone (in forza pure all’Ase) e Giglio Genoese, entrambi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Purrone avrebbe agito «quale riconosciuto interlocutore delle cosche di ‘ndrangheta, in ordine alle relazioni profittevoli – a sfondo predatorio che queste ultime ponevano in essere» con Avr e Ase;  Genoese avrebbe agevolato «gli interessi d’imprese espressione o colluse con la ‘ndrangheta», favorendo inoltre «altri dipendenti assunti nella Spa grazie a raccomandazioni o pressioni mafiose, insinunando gli interessi della ‘ndrangheta nei sistemi di governance» di Avr, «agendo anche in maniera soverchia rispetto alle gerarchie interne all’azienda». Per Purrone e Genoese è stata disposta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

 

Ma l’azienda in sé – colpita, come s’è visto, dalla misura dell’amministrazione giudiziaria – sarebbe stata caratterizzata da un «rapporto di stabile e oggettiva agevolazione tra l’esercizio delle attività economiche riferibili alla struttura imprenditoriale dell’Avr spa operanti in questa provincia ed esponenti della ‘ndrangheta o collusi con questa», si legge nel provvedimento emanato dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria (presidente, Ornella Pastore).

Lo stesso ad Nardecchia, in una conversazione intercettata che risale al 2014, afferma d’essere «coperto» a Reggio Calabria grazie all’ “ombrello” ‘ndranghetistico della potentissima ‘ndrina De Stefano; in realtà, però, il personaggio di vertice dell’Avr intratteneva torbidi rapporti contrattuali con uomini gravitanti nell’orbita di diversi potentissimi clan del Reggino, dai Pelle di San Luca ai Pesce-Cacciola di Rosarno, dai Commisso di Siderno agli Alvaro di Sinopoli.

A sua volta, la Hidro Ecologic sarebbe stata nell’alveo della cosca De Stefano.

REAZIONI / BOMBARDIERI

Stando al procuratore distrettuale Giovanni Bombardieri, l’operazione “Helios” «cristallizza ancora una volta, purtroppo, una situazione già nota, in cui si muovono concordemente e per comune interesse imprese nazionali con caratteristiche di “global contractor”, da un lato, e Pubbliche amministrazioni locali e funzionari infedeli, dall’altro, e aziende riferibili a cosche di ‘ndrangheta o a soggetti di riferimento delle stesse». Pone in rilievo il magistrato come, stando alle risultanze investigative, «l’espansione territoriale di Avr era determinata proprio dalla sua permeabilità a interessi ‘ndranghetisti e della cattiva politica, ponendo in evidenza, per quanto riguarda i rapporti con i pubblici amministratori, una sorta di “scambio ineguale”, o meglio ancora di commistione tra controllore e controllato, dove il conto finale viene pagato dall’intera comunità, che non riceve i servizi necessari per una migliore qualità della vita e per la sicurezza relativa alla mobilità».

REAZIONI / CENTROSINISTRA

«Piena fiducia nell’operato della magistratura e della squadra Stato – è il commento di cinque tra gli indagati, ossia gli esponenti del centrosinistra Rocco Albanese, Antonino Castorina, Giovanni Muraca, Armando Neri e Filippo Quartuccio –. Circa le notizie relative agli avvisi di conclusione dell’indagine Helios, è utile affermare che le nostre posizioni non hanno nulla a che fare con reati di associazione mafiosa, ma con altre ipotesi di reato per le quali ci teniamo, comunque, a ribadire la nostra assoluta estraneità. Naturalmente aspettiamo di conoscere gli atti di indagine. Siamo assolutamente tranquilli e continueremo a lavorare con serenità e a testa alta, combattendo quotidianamente la nostra battaglia per il bene di Reggio e di tutti i reggini».

REAZIONI / CENTRODESTRA

Per il centrodestra, a farsi vivo è Nuccio Pizzimenti, già storico collaboratore dell’ex presidente della Provincia Peppe Raffa e oggi da un lato alla guida dell’associazione “Cittadini per il cambiamento”, dall’altro strenuo oppositore del sistema di raccolta differenziata con cui l’Amministrazione comunale ha cambiato volto e abitudini in città.

L’associazione si dice «garantista» epperò «chiede ad ‘alta voce’ che il sindaco Falcomaà rimetta sùbito il suo mandato quale «atto dovuto, non solo per una questione di tutela della legalità, ma anche di rispetto e di moralità verso la città e i reggini che hanno subìto, loro malgrado, il prolungamento forzato del mandato del sindaco». Mentre andrebbe allontanata la «iattura per la città» che potrebbe essere rappresentata dall’ipotetica decisione del Ministero dell’Interno di «sciogliere e commissariare il Comune», come già accaduto, per “contiguità mafiose”, nel 2012, quando sindaco era Demy Arena per il centrodestra.

REAZIONI / CINQUESTELLE

Si fa viva anche la senatrice del Movimento Cinquestelle Margherita Corrado, con un contributo che non è un commento ma un frammento di memoria: quale componente della Commissione parlamentare Antimafia, già il 19 dicembre scorso la Corrado aveva infatti redatto quale prima firmataria un’interrogazione sottoscritta da altre undici colleghi del M5S membri di Palazzo Madama in cui chiedeva al ministro dell’Interno se non reputasse «anomalo che a una società con i descritti rapporti con soggetti afferenti alla criminalità organizzata, e alla quale non viene rinnovato l’inserimento in white list dal 2017, siano affidati appalti di rilevante portata su tutto il territorio nazionale» (per esempio, anche nella Capitale) e «se risulti che la posizione di Avr spa sia stata correttamente verificata e approfondita». Di qui la «soddisfazione» per l’amministrazione giudiziaria disposta nei confronti dell’Avr «il cui nome già compariva negli atti delle indagini “Ecosistema” e “Xenopolis”»; mentre, ad avviso della Corrado, i provvedimenti di queste ore «dimostrano anche ai meno avveduti quanto tutto ciò che ha a che fare con l’ambiente e la salute dei cittadini sia agognato e aggredito dalle mafie, perché estremamente remunerativo, a cominciare proprio dall’affare del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti».

REAZIONI / ITALIA DEI VALORI

L’ex senatore e oggi coordinatore regionale di Italia dei valori Francesco Molinari, in una nota, esprime «amarezza» non solo per quanto emergerebbe dall’inchiesta “Helios”, ma soprattutto perché «già nel gennaio 2013 con articoli su giornali locali regionali e successivamente nel 2014 con un’interrogazione, poi seguita da altre – evidenzia l’ex parlamentare –, chiedevo al Ministro degli Interni dell’epoca d’attenzionare quell’azienda e, al Governo, di porre rimedio ai danni perché era assurdo (allora) e inspiegabile che la gesine dei rifiui venisse affidata all’Avr spa da dei commissari prefettizi e senza una procedura di gara a evidenza pubblica»

REAZIONI / CODACONS

 Il vicepresidente nazionale del Codacons Francesco Di Lieto chiede senza mezzi termini le dimissioni di tutti i politici coinvolti in «una bruttissima storia di corruzione e ‘ndrangheta» e chiede direttamente al presidente della Regione Jole Santelli «se davvero voglia attendere supinamente le decisioni di un Tribunale, prima d’intervenire». Cosa che, secondo il dirigente dell’associazione consumeristica, «sancirebbe la totale subalternità della politica alla magistratura e l’assoluta incapacità di far “pulizia”, preferendo nascondersi dietro l’assenza di una sentenza di condanna».

© Riproduzione riservata.

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