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Lavoratrice aggredita a Soverato, il titolare del lido: “Ecco come sono andati realmente i fatti”

aggressione soverato

A distanza di 24 ore dalla pubblicazione del video sui social che ritrae Beauty – la lavoratrice di 25 anni, di origini nigeriane, aggredita dal suo datore di lavoro, titolare di un lido-ristorante di Soverato, in provincia di Catanzaro, perché aveva chiesto di essere pagata – ecco che interviene quest’ultimo, respingendo “con fermezza” le accuse rivolte nei suoi confronti.

La versione del lido Marenostrum

“Pur dando atto della reciproca animosità dell’episodio ripreso dalla ex dipendente – scrive il titolare del lido – deve darsi parimenti contezza di quanto effettivamente accaduto prima delle riprese. La ex dipendente si era portata all’interno dei locali, sedendosi a centro sala, da diverse ore e nonostante già regolarmente remunerata a mezzo bonifico, impediva, in buona sostanza il regolare svolgimento dei servizi di balneazione e di ristorazione, e con ingiustificata fermezza reiterava, urlando, la infondata pretesa di pagamento in verità già assolta”. Allertato il 112 “che, tuttavia, ha ritardato l’intervento per altre ragioni di servizio”.

“Nel sollevarla dalla la sedia – prosegue il titolare – ci si accorgeva che la stessa, nel chiaro tentativo di precostituirsi una prova, con l’utilizzo del telefono cellulare stava video registrando l’episodio, e nella concitazione del momento e sfiancato dai rifiuti della ex dipendente ad allontanarsi dai locali, Pirroncello ha sollecitato l’ex dipendente a interrompere le riprese con il telefono che finiva in terra. Ne scaturiva un’aggressione della ragazza nei confronti del titolare del locale. La vicenda mediatica, con argomentazioni evidentemente distorte rispetto alle quali ci si riserva di agire nelle opportune sedi, ha prodotto evidenti danni economici al titolare, raggiunto da insulti e minacce per le quali si è reso necessario sporgere querela”.

Respinte “con fermezza” le accuse di razzismo

Dal lido respingono inoltre con “fermezza le accuse di razzismo rivolte al titolare, conosciuto da tutti ed indistintamente come persona per bene e rispettosa del prossimo e che ha alle proprie dipendenze cittadini italiani ed extracomunitari”.

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