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“Non è l’Arena”, il caos sanitario a Cosenza e il buco miliardario dell’Asp

non è l'arena cosenza

di Antonio Battaglia – Il caos sanitario in Calabria tiene nuovamente banco a “Non è l’Arena”, trasmissione condotta da Massimo Giletti. Al centro della puntata odierna il buco nero dell’Asp di Cosenza. Ed è proprio davanti alla struttura dell’Azienda cosentina che l’inviato Daniele Bonistalli si collega con lo studio di La7. Assieme a lui il presidente dell’Opi di Cosenza Fausto Sposato, che sottolinea la mancanza di migliaia di operatori sanitari “nonostante ci siano i fondi per assumere. Avere più personale significa offrire più qualità delle cure e pochi rischi per i pazienti. Le assunzioni devono essere a breve termine, ma necessarie a garantire il servizio agli utenti”.

La rabbia dei cittadini è enorme e davanti alle telecamere di Giletti vengono approfondite diverse storie. Quella, a esempio, di una anziana di 90 anni con il  femore rotto che ha dovuto trascorrere per 12 ore in ambulanza. Un giro infinito di quattro ospedali e, infine, il ricovero in Basilicata perché non accettata negli ospedali della provincia di Cosenza. A gridare indignazione è anche Carol, una 12enne autistica che lamenta la mancanza di centri di autismo. “Ci ritroviamo stasera con ragazzi che vivono a molti chilometri da qui perché nessuno ci viene incontro. Da 10 anni va avanti questa storia e ora siamo davvero stanchi”.

Il buco dell’Asp

I paesi montani della provincia di Cosenza sono privati del servizio di guardia medica e diversi reparti continuano a essere chiusi. A generare ancora più scalpore, però, è il dissesto finanziario dell’Azienda sanitaria provinciale cosentina. In esclusiva ai microfoni del giornalista Daniele Bonistalli ha parlato Vincenzo La Regina, commissario dell’Asp di Cosenza, il quale ha spiegato i motivi della mancata approvazione dei bilanci consuntivi delle annate 2018 e 2019: “La situazione è delicata, c’è un buco importante ma la cosa peggiore è che non sappiamo a quanto ammonti. I tre bilanci precedenti (2015, 2016 e 2017) sono stati dichiarati falsi dalla magistratura. La soluzione più opportuna è l’azzeramento del debito”.

Un ex componente del collegio sindacale, che vigila sui conti dell’Asp, afferma ai microfoni di Bonistalli di aver “riscontrato anomalie non solo contabili. La criticità, infatti, è un contenzioso di un miliardo di euro. Si tratta di un bilancio falso, dove girano miliardi di euro e si inseriscono poteri occulti come massoneria e ‘ndrnagheta”. Diventa interessante, a questo punto, ascoltare cosa ne pensa l’ex direttore generale dell’Asp Raffaele Mauro, che ha approvato i bilanci incriminati: “Non ho mai fatto mistero di appartenere a una loggia di Cosenza – dice – Nessuno mi ha mai imposto nulla, né da una parte né dall’altra. Io non avevo nessuna motivazione per pensare che i numeri del bilancio fossero sballati. Queste sono le situazioni che io ho ereditato”.

Il caso del poliambulatorio di Amantea

L’inviato Daniele Bonistalli fa poi luce sul poliambulatorio del comune di Amantea, gestito dall’Asp di Cosenza. Si tratta di una struttura che deve essere ancora ultimata ma, come spiega il consigliere regionale Di Natale, si continuano a pagare tantissimi fitti passivi. Il caso più eclatante riguarda la locazione di un immobile per il servizio farmaceutico. Al bando dell’Asp di Cosenza parteciparono solo tre società, di cui due sono da ricondurre a un noto imprenditore edile della zona che vinse poi nel luglio 2019.

Il locale affittato dovrebbe essere utilizzato già da 2 anni e, per giunta, in una posizione giudicata ottimale per il servizio, cioè all’interno di un centro commerciale. Bonistalli mostra come l’ufficio sia vuoto e intercetta poi il presunto proprietario, che giustifica il tutto con “alcuni problemi di organizzazione interna. A breve – spiega- faranno il trasferimento. L’ufficio me l’hanno chiesto loro, c’è stata una gara regolare con offerte in busta chiusa”.

La presa di posizione di FEM.IN Cosentine in lotta

A chiudere l’ennesima pagina nera della nostra regione è la presa di posizione di “FEM.IN Cosentine in lotta”, un collettivo di sole donne che da mesi denuncia le carenze del sistema sanitario calabrese. “Noi abbiamo chiesto un intervento forte del Governo. Bisogna incentivare la sanità pubblica, ma invece si foraggia la sanità privata su cui tutti stanno facendo soldi – affermano – Nel frattempo i calabresi devono emigrare per ricevere delle cure. Presenteremo una petizione per chiedere la riapertura di 18 strutture chiuse, un piano di assunzione che non è stato mai implementato e le dimissioni immediate del commissario Longo”.

 

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