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Oliverio (a parole) non molla. E lancia l’hashtag “sovranista”

Mario Oliverio, almeno a parole, non molla. Dopo l’appello lanciato ai competitor di centrosinistra, sostanzialmente una replica del bluff già tentato nel 2019, l’ex governatore lancia nella controra domenicale il suo hashtag, #primadituttolacalabria, che magari inconsapevolmente sembra scimmiottare gli slogan resi noti negli ultimi anni dalla destra Usa (“America First”) e da quella italiana “Prima gli italiani”).

“Dignità e autonomia prima di tutto”

Il post è breve ma pare abbia lo scopo di ribadire ciò che molti invece danno come improbabile, ovvero la candidatura di Oliverio come quarto aspirante presidente e come terzo incomodo nel campo del centrosinistra, che vede già in corsa Amalia Bruni e Luigi de Magistris. “Ci sono momenti nella vita delle comunità e delle persone – è il refrain dell’orgoglio oliveriano – in cui la difesa della dignità e dell’autonomia vengono prima di tutto. Sono condizione per un futuro di libertà e di riscatto”.

Orgoglio Mario

Parole alla Braveheart, insomma, associate alle solite indiscrezioni delle solite fonti interne che garantiscono che l’ex presidente sarà della partita e che ha pure pronte due liste di cui una, quella dei “Democratici e progressisti”, essendo rappresentata nel consiglio regionale uscente non avrebbe nemmeno bisogno della raccolta firme per la presentazione.

Le truppe e il “bagno di sangue”

La realtà è che molti di quelli che erano fedelissimi di Oliverio, pronti in passato a lanciare strali sul civismo ostinatamente inseguito dal Pd per scaricarlo, stavolta sono convinti che la civica Bruni sia la persona giusta per mantenere le proprie posizioni di rendita politica. Così è finita che, per esempio, la parlamentare Enza Bruno Bossio e l’ex assessore regionale (ed ex commissario Sorical) Luigi Incarnato abbiano abbandonato la nave oliveriana a bordo della quale, invece, sarebbero rimasti solo alcuni di quelli che erano i componenti della sua (all’epoca folta) truppa come i reggini Gianni Nucera e Francesco D’Agostino e il redivivo vibonese Bruno Censore. Più cauto è sembrato l’uscente Giuseppe Aieta che ha messo in guardia il centrosinistra sul rischio, sempre più concreto, di un “bagno di sangue”.

Dieci giorni per la verità

La deadline per la presentazione non è lontana: entro dieci giorni i calabresi potranno misurare la distanza tra l’orgoglio delle dichiarazioni “pro Calabria” e la voglia di unire (o dividere) il centrosinistra e la realtà dei fatti.

s. p.

© Riproduzione riservata.

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