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Studio Istat, la Calabria è la regione con il Pil per abitante più basso d’Italia

calabria pil

di Giovanni Bevacqua – La Calabria è la regione con il più basso Pil per abitante in tutta Italia. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat sull’andamento dell’economia nel Paese. È un quadro impietoso per la nostra Regione che rivolta la classifica e si porta in prima posizione in termini di economia non osservata (somma della componente sommersa e di quella illegale): si parla del 21,3% del valore aggiunto complessivo.

Lo studio dell’Istat dimostra che le famiglie residenti nel Nord-ovest dispongono del livello di reddito disponibile per abitante più elevato (22,6mila euro), quasi il 60% in più di quelle del Mezzogiorno (14,2mila euro). “Con 36,8mila euro nel 2019 (36,5mila nel 2018) – si legge nello studio – il Nord-ovest resta l’area geografica con il Pil per abitante più elevato (misurato in termini nominali). Seguono il Nord-est, con 35,5mila euro (35,1mila euro nel 2018) e il Centro, con 32,1mila euro (31,7mila euro nel 2018). Il Mezzogiorno, con 19,2mila euro (poco più della metà di quello del Nord-ovest), supera lievemente il livello del 2018 (19mila euro).

“La graduatoria regionale – si legge ancora – vede in testa la Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen, con un Pil per abitante di 48,1mila euro, seguita da Lombardia (39,7mila euro) e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (38,8mila euro). Con 34,2mila euro, Il Lazio risulta la prima regione del Centro in termini di Pil per abitante. Nel Mezzogiorno la prima regione è l’Abruzzo con 25,1mila euro, mentre l’ultimo posto della graduatoria è occupato dalla Calabria, con 17,3mila euro”.

“Nel 2018 – si evidenzia nel report dell’Istat – ultimo anno per cui sono disponibili le informazioni, l’economia non osservata rappresenta in Italia il 13,1% del valore aggiunto totale (l’incidenza sul Pil è pari all’11,9%): le componenti più rilevanti sono la rivalutazione della sotto- dichiarazione dei risultati economici delle imprese (5,9%) e l’impiego di lavoro irregolare (4,9%). L’economia illegale e le altre componenti minori (mance, fitti in nero e integrazione domanda-offerta) incidono per il restante 2,3%. L’incidenza dell’economia non osservata è molto alta nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 18,8% del complesso del valore aggiunto, seguita dal Centro (13,8%). Sensibilmente più contenuta, e inferiore alla media nazionale, è l’incidenza nel Nord-est (10,9%) e nel Nord-ovest (10,3%)”.

“La Calabria – specifica lo studio – è la regione in cui il peso dell’economia non osservata è massimo, con il 21,3% del valore aggiunto complessivo; l’incidenza più bassa si registra invece nella Provincia Autonoma di Bolzano- Bozen (8,4%)”.

© Riproduzione riservata.

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