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Gettonopoli e false assunzioni a Catanzaro, chiesto il rinvio a giudizio per 12 indagati (NOMI)

di Gabriella Passariello- Presenze fantasma dei consiglieri comunali a Palazzo De Nobili, verbali farlocchi attestanti riunioni delle commissioni consiliari, senza che gli amministratori vi abbiano preso parte o partecipandovi solo a intermittenza rendendo di fatto impossibile lo svolgimento delle riunioni. Ma anche assunzioni fittizie di alcuni consiglieri, alle dipendenze di amministratori di imprese complici, che avrebbero consentito alle stesse di ottenere dal Comune il rimborso per le ore sottratte al lavoro in azienda per via dei loro impegni istituzionali. Con un ma. Le attività lavorative degli amministratori pubblici sarebbero state solo fittizie, con un corrispondente danno per il Comune di circa 300mila euro. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Pasquale Mandolfino ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 indagati finiti nella duplice inchiesta “Gettonopoli” e “assunzioni fittizie dei consiglieri in azienda” per i reati, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, uso di atto falso, falsità materiale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico.  Il pm, in particolare, ha chiesto il processo per entrambi i filoni di inchiesta nei confronti di Andrea Amendola, 47 anni, di Catanzaro; Tommaso Brutto, 57 anni, di Catanzaro; Enrico Consolante, 53 anni, di Catanzaro e Sergio Costanzo, 54 anni di Catanzaro; mentre ha invocato per il solo filone di Gettonopoli il rinvio a giudizio per Giovanni Merante, 51 anni, di Catanzaro; Antonio Triffiletti, 42 anni, di Catanzaro e Libero Notarangelo, 53 anni, di Catanzaro. E ancora ha invocato il processo per il troncone relativo alle false assunzioni per gli amministratori di imprese Salvatore La Rosa, 51 anni di Catanzaro; Elzbieta Musielak, 66 anni, nata in Polonia e residente a Simeri Crichi; Sabrina Scarfone, 50 anni, di Catanzaro; Carmelo Coluccio, 61 anni, residente a Soverato e Antonio Amendola,  62 anni, di Catanzaro.

Le truffe delle assunzioni a spese del Comune

L’assunzione fittizia di consiglieri comunali con un ottimo inquadramento contrattuale in una azienda compiacente, di cui risultano titolari amici o parenti degli stessi amministratori pubblici, avrebbe creato un utile annuo inferiore, se non in perdita, rispetto a quello guadagnato dal consigliere comunale dipendente della stessa società. Enrico Consolante, consigliere comunale, all’epoca dei fatti, presidente della quinta commissione Turismo, politiche del mare, attività produttive” e componente della “quarta commissione- Politiche sociali, cultura, pubblica istruzione e Sport”, risulta essere dipendente della società “La Notifica srl” a decorrere dall’1 dicembre 2017, società che si occupa di servizi postali in genere: corriere espresso e trasporto conto terzi. Un’azienda che annovera tra i proprietari il fratello dello stesso Consolante. Come risulta dalle determine dirigenziali, nello specifico quelle riferite al periodo  che va dall’1 dicembre 2017 al 30 giugno 2018, il Comune di Catanzaro avrebbe provveduto a rimborsare gli oneri alla ditta “La Notifica srl” per una somma complessiva pari ad euro 14.510,33, a titolo di rimborso per aver sottratto per impegni istituzionali il proprio consigliere al  suo lavoro in azienda, nonostante Consolante, secondo le ipotesi di accusa, nella sede de“La Notifica srl”, non ci sarebbe andato spesso.

Gli stipendi in azienda pagati dal Comune

Dal raffronto operato dai carabinieri della Polizia giudiziaria della Procura, tra le determine dei rimborsi e le retribuzioni mensili percepite da Enrico Consolante, di fatto gli stipendi sarebbero stati a carico del Comune:  per l’anno 2017  a fronte di una spesa sostenuta dall’azienda per 1.971, 00 euro, l’Ente avrebbe rimborsato 1.766, 36 euro, nel 2018 , invece la spesa sostenuta dall’azienda è pari a 12.039,00 euro, mentre i rimborsi del Comune di Catanzaro, sono maggiori perché ammontano a 12.743,97 euro. Il consigliere comunale di Fare per Catanzaro Sergio Costanzo, componente della seconda commissione, Risorse finanziarie, Affari generali, personale, servizi demografici e della quinta commissione Turismo, Politiche del mare e Attività produttive, risulta essere assunto nella ditta “La Rosa Salvatore Zoomarket” a decorrere dal mese di febbraio 2015 con la qualifica di impiegato a tempo pieno indeterminato. La ditta in questione è un negozio per la vendita di animali da affezione, inclusi articoli ed alimenti, ubicato a Catanzaro. Nel momento in cui  Costanzo viene assunto, avrebbe percepito un reddito annuo in crescendo: dagli iniziali 23mila euro sarebbe passato a 28mila euro, ricevendo un trattamento migliore rispetto agli altri suoi colleghi con pari qualifica. Anche in questo caso dal raffronto che i carabinieri hanno operato tra le delibere e le retribuzioni mensili, gli stipendi di fatto sarebbero stati a carico del Comune, atteso che per l’anno 2016 a fronte di una spesa sostenuta dall’azienda per gli stipendi pari a 27.800,00 euro, il Comune avrebbe rimborsato 27.359,19 euro; nel 2017 la spesa per gli stipendi è di 28.005,00 euro mentre quella  relativa ai rimborsi effettuati dal Comune è di 23.425,88 euro”. Infine per l’anno 2018 la situazione appare essere più paradossale se si pensa che la spesa sostenuta dall’azienda ammonta a 10.190,00 euro, mentre i rimborsi dell’Ente comunale sono maggiori ed esattamente ammontano a 14.758,04. Dall’esame dei bilanci di esercizio e conti economici della società “Zoomarket di La Rosa Salvatore”, tra l’altro è emerso che il 31 dicembre 2014, quindi l’anno precedente all’assunzione di Costanzo, l’azienda ha avuto un utile di 20.655,00 euro ed una spesa per salari pari a 49.949,00 euro; l’anno successivo, un utile pari a 22.868,00 e spese per stipendi  pari a 89.822 euro; nel 2016 risulta una spesa per stipendi di 107.634,00 euro ed un utile annuo di 20.919,00 euro. In sostanza l’assunzione di Costanzo avrebbe inciso sui costi e guadagni dell’azienda. Ma c’è di più. Nel mirino degli investigatori c’è stata un’attività di osservazione finalizzata ad accertare la presenza di Costanzo nelle tre sedi dell’azienda, un’attività che non ha dato riscontri positivi: il consigliere Costanzo non sarebbe risultato sul posto di lavoro in azienda.

 Brutto, la Verdeoro e l’assunzione formale di Amendola

Musialak e Coluccio, rispettivamente amministratori formale e di fatto della “Verdeoro” società cooperativa produttori ortofrutticoli, impresa agricola con sede a Simeri Crichi, col concorso di Brutto, avrebbero assunto il consigliere alle dipendenze dell’azienda in qualità di direttore amministrativo, senza che lo stesso, però, avesse mai svolto alcuna prestazione all’interno dell’impresa. Un sistema, che avrebbe indotto in errore il Comune di Catanzaro, costretto a sborsare alla Verdeoro, secondo le ipotesi di accusa, 103.160,34 euro, a titolo di rimborso per le attività istituzionali, che da febbraio 2015 a giugno 2018 avrebbero impegnato Brutto nelle vesti di consigliere comunale sottraendolo al lavoro in azienda (in base al meccanismo di rimborso previsto per legge per i dipendenti del settore pubblico o privato che svolgano incarichi politici istituzionali all’interno di enti pubblici). Stesso sistema escogitato da Antonio Amendola prima come amministratore della “A. B. Costruzioni srl” e poi della “A. B.Immobiliare srl”, il quale avrebbe assunto il consigliere comunale Andrea Amendola come dipendente di queste imprese dal mese di ottobre 2014 al gennaio 2019. Un’assunzione, però, solo formale, perché, secondo le ipotesi di accusa il consigliere non avrebbe svolto alcuna attività lavorativa all’interno di quelle imprese, traendo in inganno il Comune di Catanzaro, costretto a pagare 18.391,63 per la “A. B. costruzioni” ed euro 46.190,49 per la “A. B. Immobiliare srl”, come rimborso per il fatto che il consigliere Amendola, dovendo svolgere incarichi istituzionali, non avrebbe potuto andare a lavoro in azienda.  Adesso la parola passa al gup del Tribunale di Catanzaro, che, una volta fissata l’udienza preliminare, nel contraddittorio tra accusa e difesa, deciderà se rinviare a giudizio i 12 indagati.

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