Omicidio Bergamini, il contratto con il Parma e i 10 minuti che gli fecero decidere di restare a Cosenza

La testimonianza del suo procuratore sportivo e l'ex fidanzata del collega di Bergamini che vide Isabella e il suo futuro marito pochi giorni dopo la morte

di Maria Teresa Improta – Dieci minuti che avrebbero, forse, cambiato il destino di Denis Bergamini. Nel corso del processo in Corte d’Assise a Cosenza il procuratore sportivo del calciatore ferrarese ritrovato cadavere sulla statale 106, a Roseto Capo Spulico nel novembre del 1989, ripercorre la giornata nella quale Denis decise di restare a Cosenza. In aula, innanzi al collegio giudicante presieduto da Paola Lucente con a latere il giudice Marco Bilotta, Bruno Carpefgiani procuratore di Bergamini dal febbraio 1989, ha risposto a tutte le domande del pm della Procura di Castrovillari Luca Primicerio.

“In dieci minuti ha cambiato idea”

“In dieci minuti ha cambiato idea”

“Donato Bergamini – spiega innanzi alla Corte il procuratore sportivo Bruno Carpeggiani – era uno dei migliori centrocampisti della serie B. Si stava avviando verso la serie A, pur essendo infortunato stava facendo un buon campionato. Lo vidi otto giorni prima della sua morte, durante il ritiro a Milano in occasione del match Monza – Cosenza. Ci siamo visti e messi d’accordo per sottoscrivere il contratto triennale con il Parma, era convinto. Quando sono andato a prendere nella mia stanza i fogli per preparare l’atto ho trovato davanti la porta i dirigenti del Cosenza, mi sembra ci fosse anche Pagliuso. Mi dissero che Denis sarebbe restato al Cosenza Calcio. Stranito, lo chiamai e lui mi confermò che per le stesse condizioni economiche (circa 85 milioni di lire per tre anni) rimaneva in Calabria. Non ho mai capito i motivi di quella scelta. Cambiò idea in 10 minuti. Certo era un buon contratto da parte del Cosenza dove reputai che fosse rimasto perché avrebbe avuto più possibilità di recuperare con calma dopo l’infortunio che aveva avuto nei mesi precedenti. Era un ragazzo molto riservato, non sapevo nulla della sua vita privata. Si parlava solo di calcio. Ho appreso della sua morte dalla stampa, era in prima pagina sul Corriere dello Sport, chiamai a Cosenza e mi dissero che si era suicidato. Ero disorientato, nutrivo dei dubbi in merito a tale ipotesi. Avevo rapporti di lavoro con Bergamini dal febbraio del 1989 e, ripeto, per me era rimasto a Cosenza per motivi calcistici e non affettivi. Dopo un paio di mesi sono tornato a Cosenza per prendere i soldi dello stipendio che avanzava fino al 18 novembre e ho portato gli assegni ad Argenta, ai suoi familiari ad Argenta.

Il medico: “Aveva ormai recuperato la forma fisica dopo l’infortunio”

“Era un grande professionista – ha affermato oggi in aula il teste Enrico Costabile ortopedico e medico sociale del Cosenza Calcio dal 1984 – senza ombra di dubbio. Quando ebbe l’infortunio durante la partitina di allenamento al sabato prima del match contro l’Udinese, lo abbiamo accompagnato a Torino in una delle migliori cliniche ortopediche dell’epoca. Era scivolato sul campo ghiacciato ed aveva riportato un trauma distorsivo. La caviglia aveva subito una torsione e si era fratturata, si valutava la possibilità di un intervento chirurgico. Poi fu ingessato. Ero in costante contatto con i suoi medici anche quando venne trasferito all’Ospedale di Pavia (LEGGI ANCHE), poi proseguì la fisioterapia a Cosenza. Era un tipo di infortunio che comportava almeno tre mesi di cure. Lui faceva tutto quello che gli dicevamo noi medici: voleva tornare in campo, ma allo stesso tempo intendeva guarire bene. L’8 aprile 1989 ricominciò a giocare era rientrato quasi a regime. Quando andai al Motel Agip dove si trovavano in ritiro la sera prima della partita per fare il giro delle visite dei calciatori. Li trovai a terra che piangevano. Chiesi cosa fosse successo e mi dissero che avevano trovato Denis morto a Roseto Capo Spulico. Ero senza parole. Tutti ci chiedevamo cosa ci facesse a 100 chilometri di distanza, mentre doveva essere al cinema con loro”.

L’ex moglie di Simoni: “Sembrava fosse su un altro pianeta”

Ieri mattina in aula sono state ascoltate quattro donne: l’ex moglie del calciatore Gigi Simoni, un’amica di Poppi, una donna che Bergamini frequentava a Cosenza e l’ex di un amico di Denis. “Non nutrivo particolare simpatia né Isabella Internò – ha dichiarato in aula l’ex moglie di Simoni – né per le ragazze che giravano intorno ai calciatori. Personalmente avevo legato con la sua prima fidanzata di Argenta. Qualche volta l’ho detto anche a Denis che Isabella non mi piaceva, mentre magari veniva a prendermi a Paola in stazione perché era in infortunio. Aveva atteggiamenti che mi facevano pensare che se Denis fosse stato un operaio o un impiegato non lo avrebbe neanche guardato. Aveva fatto i suoi calcoli, lui le dava visibilità. Era sempre con minigonne e tacchi alti, la ricordo così. Gli ripetevo che quella ragazza non c’entrava nulla con lui, ma diceva che le piaceva “mica ci devi andare a letto tu”. Sicuramente c’era di fondo una forte attrazione fisica, ma lui non la portava mai con noi sembrava avesse due vite: una con Isabella e una con gli amici. La sorella di Denis aveva un negozio ad Argenta e quando Gigi tornava al Nord andavamo a trovarla. L’ultima volta che l’ho visto è arrivato al negozio con il muso. Ne abbiamo parlato con mio marito mentre rientravamo a casa, Denis sembrava fosse in un altro pianeta, frettoloso, non era lui, non era sereno, non era sorridente: non era l’amico che eravamo soliti vedere. Non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio. Per me Denis era una persona che voleva solo vivere con in testa progetti”.

Le amiche di Denis

“Ho conosciuto Denis nel 1985 quando è venuto in ritiro a Poppi nel mio paese. Ogni tanto – ha spiegato Lucia Cuccaro – mi chiamava a casa e mi raccontava cose di calcio. Mi chiamava sempre lui. Io ho provato a telefonargli solo tre giorni prima della sua morte, ma non so perché, nessuno rispose. Ci sentivamo più o meno una volta ogni 20 giorni. Non mi ha mai detto che era fidanzato, non mi ha mai parlato di Isabella passava solo ogni tanto dal bar della mia famiglia per chiedere se io c’ero o mi lasciava dei bigliettini nella cassetta della posta. Una volta mi disse che in Calabria non era tutto così tranquillo come sembra, ovviamente non si riferiva all’ambiente di gioco. A me sembrava impossibile l’ipotesi del suicidio”. “Al Bar San Carlo di Rende – ha raccontato Rossella Pischetti – ho conosciuto Denis Bergamini e altri calciatori: Padovano, Galeazzi, Simoni, Marino, Lombardo. Tra noi era nata una sorta di relazione, da soli ci frequentavamo poco e solo a casa sua, spesso ci vedevamo in compagnia con altre amiche. La nostra storia è durata circa sei mesi, quando lui aveva il Mercedes nero e abitava a Commenda. Delle sue ex non mi disse mai nulla solo una volta mentre fumavo una sigaretta fece una battuta confessandomi che una sua ex era caduta nella droga e lui stava facendo il possibile per aiutarla”.

Isabella Internò con il futuro marito poliziotto

Tra le testimonianze di ieri le parole che hanno colpito maggiormente sono state quelle pronunciate da Tiziana De Carlo. La donna che all’epoca frequentava un collega di Bergamini, il calciatore Stefano Ruvolo, racconta di aver visto Isabella Internò a Paola in atteggiamenti intimi con un uomo pochi giorni dopo la morte di Denis. Si trattava di Conte poliziotto e futuro marito di Isabella Interno. “Era con Luciano Conte – afferma De Carlo – ne sono sicura perché lui era di Paola come me e in città ci conosciamo quasi tutti. Si trovavano sul lungomare, lei aveva la testa poggiata sulle sue spalle. Erano trascorsi pochissimi giorni da quando il mio fidanzato mi aveva telefonato dicendomi che Denis era morto. Vidi Luciano e Isabella molto felici e complici, secondo me c’era molto di più di un’amicizia tra loro”. 

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