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Autobomba a Limbadi, ecco chi sono i presunti mandanti e autori dell’attentato (NOMI-VIDEO)

I carabinieri di Vibo e del Ros di Roma fanno luce sull’efferato delitto costato la vita a Matteo Vinci. L’ordigno collocato sotto l’auto e fatto esplodere con un radiocomando

di Mimmo Famularo – Demetra, la dea della madre terra. E’ il nome che i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno dato all’inchiesta che fa luce sull’autobomba che il 9 aprile del 2018 costò la vita al giovane caporalmaggiore di Limbadi Matteo Vinci. Con il primo capitolo dell’indagine la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aveva assicurato alla giustizia i presunti mandanti dell’attentato nel quale rimase gravemente ferito anche il padre della vittima, Francesco Vinci. All’alba di oggi è stato scritto il “sequel” dell’inchiesta e chiuso il cerchio con l’individuazione dei presunti esecutori materiali dell’efferato delitto compiuto in una terra bellissima ma maledetta come il Vibonese nell’annus horribilis del 2018. Dalle inedite pagine di “Demetra 2” emerge il ruolo della famiglia Di Grillo-Mancuso quale mandante e, soprattutto, quello di due esponenti ritenuti dagli investigatori vicini alle famiglie di ‘ndrangheta operanti nell’entroterra delle Preserre vibonesi che avrebbero fabbricato, collocato sotto l’auto di Matteo Vinci e fatto esplodere l’ordigno. Ad armare la loro mano sarebbe stata la necessità di saldare un debito contratto con i Mancuso nell’ambito dei traffici di droga.

I presunti mandanti

Come emerso già dalla prima inchiesta a pianificare e ad organizzare l’efferato delitto sarebbero stati proprio i Di Grillo-Mancuso nell’ambito di un più ampio e articolato disegno estorsivo finalizzato – secondo gli inquirenti – all’acquisizione di alcuni terreni di proprietà della famiglia Vinci in contrada “Macrea” a Limbadi. Così nel giugno del 2018, a pochi mesi dall’esplosione, scattò l’operazione “Demetra 1” che portò all’arresto di Domenico Di Grillo, 73 anni di Limbadi, la moglie Rosaria Mancuso 65 anni di Limbadi (sorella dei boss Giuseppe, Francesco, Pantaleone e Diego), il genero Vito Barbara 30 anni, le figlie, Lucia e Rosina Di Grillo, rispettivamente 31 e 40 anni. Nei loro confronti la Distrettuale antimafia di Catanzaro contesta, a vario titolo, i reati di omicidio tentato e consumato con l’aggravante del metodo mafioso, la detenzione illegittima dell’ordigno esplosivo e, ancora, minaccia, ricettazione, detenzione abusiva di armi, lesioni personali, estorsione e rapina. I primi quattro sono imputati dinanzi alla Corte d’assise di Catanzaro mentre Rosina Di Grillo è stata condannata, al termine del processo con rito abbreviato, a sei mesi di reclusione con sospensione della pena. Secondo l’accusa Vito Barbara, Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso sono ritenuti, in concorso morale e materiale tra loro quali ideatori e promotori dell’attentato dinamitardo.

Gli esecutori materiali

Nella seconda tranche dell’inchiesta che i carabinieri hanno convenzionalmente denominato “Demetra 2” vengono identificati quelli che per gli inquirenti sarebbero gli autori materiali dell’attentato, ovvero coloro che avrebbero fatto esplodere con una bomba ad alto potenziale la Ford Fiesta sulla quale viaggiavano Matteo Vinci e il padre Francesco su una stradina interpoderale nelle campagne di Limbadi, a pochi metri da quel terreno che i Mancuso volevano prendersi. All’alba di oggi sono finiti in carcere Antonio Criniti, 30 anni e Filippo De Marco, 41 anni, entrambi di Soriano con precedenti penali per droga alle spalle e quindi già noti alle forze dell’ordine. Nel giugno del 2018 erano stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno in seguito a una perquisizione all’interno di un garage di Soriano dove vennero trovati nascosti in un bidone sei chili di marijuana già essiccata e confezionata in vari pacchi di cellophane. Proprio da quest’attività è iniziato il secondo troncone delle indagini che ha portato alla scoperta di un vasto traffico di droga (cocaina e marijuana) gestito – secondo l’accusa – da Vito Barbara con i due sorianesi principali suoi collaboratori. Stavolta le accuse nei loro confronti non riguardano solo la droga ma sono più gravi e pesanti. Tra le altre cose devono rispondere dei reati di omicidio tentato e consumato con l’aggravante del metodo mafioso oltre alla detenzione illegittima di un ordigno esplosivo. Secondo le indagini per saldare un debito di droga hanno accettato di fabbricare la bomba poi collocata sotto l’auto di Vinci e fatta esplodere con un radiocomando. Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda quindi proprio il traffico di droga. Ai due viene contestata anche la cessione di sostanze stupefacenti. Tra gli arrestati figura anche Pantaleone Mancuso, 57enne di Caroni di Limbadi e Giuseppe Consiglio, 34enne di Rosarno.

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Tutti gli indagati

Complessivamente sono otto gli indagati: cinque vanno in carcere e due ai domiciliari. Nuova ordinanza di carcerazione invece per Vito Barbara, genero di Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso, già arrestato nell’ambito dell’operazione “Demetra 1”. Il 30enne originario di Spadola è detenuto nella Casa circondariale di Vibo. All’alba di oggi è stato raggiunto dai due presunti esecutori materiali Antonio Crinti e Filippo De Marco. In manette sono finiti anche Panteleone Mancuso, 57 anni, residente nella frazione Caroni di Limbadi; e Domenico Bertucci, 27 anni di Spadola. Ai domiciliari Giuseppe Consiglio, 34 anni di Rosarno; e Salvatore Padalino, 60 anni di Rosarno (in realtà già detenuto per altra causa). Indagato a piede libero Alessandro Mancuso, 22 anni di Limbadi.

 

Autobomba a Limbadi, la Dda di Catanzaro individua gli esecutori materiali: sette arresti

 

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