Il vento delle criticità e dei disagi soffia sulla rete nefrodialitica della provincia di Reggio Calabria

I pazienti subiscono le difficoltà derivanti dalle carenze di personale e alberghiere. La reticenza di medici e infermieri a parlare per paura di ritorsioni

Oltre 3 miliardi e 500 milioni di euro costa all’erario statale il Sistema sanitario pubblico calabrese. Solo la rete nefrodialitica si “pappa” qualcosa come 100 milioni di euro che sono una montagna di soldi. Nonostante l’enorme cifra spesa non si garantisce un servizio sanitario che soddisfi appieno l’utenza. Purtroppo le criticità si riscontrano in tutte le branche mediche. Non sfugge la rete nefrodialitica regionale che segna il passo per carenze strutturali e di personale sanitario. In tutte e 5 le province calabresi i problemi denunciati dagli operatori sanitari e dagli stessi utenti sono gli stessi. Non ci sono medici e infermieri e i reparti sono ubicati in locali fatiscenti. Questa è la fotografia che viene fuori dal nostro “viaggio” nei 38 centri dialisi calabresi alcuni dei quali andrebbero immediatamente chiusi per carenze igienico-sanitarie e per la presenza di insormontabili barriere architettoniche.

La resilienza di medici e infermieri

Per fortuna, nonostante gli atavici problemi, non è la resa. Anzi sia i medici che gli infermieri, nonostante i loro pesantissimi carichi di lavoro, sono decisi ad andare avanti per garantire le cure salvavita ai dializzati e ai trapiantati di rene. Sul territorio calabrese i dializzati sono circa 1500, mentre i trapiantati di rene si aggirano intorno ai 1000. Nella provincia di Reggio Calabria i 320 dializzati in trattamento devono affrontare gli stessi identici disagi dei loro colleghi sparsi su tutto il territorio regionale. Nei 6 Centri reggini (Reggio Calabria, Locri, Melito Portosalvo, Scilla e Taurianova) i problemi sono gli stessi. Il servizio viene garantito solo ed esclusivamente per i sacrifici a cui si sottopone quotidianamente il personale sanitario.

La reticenza a parlare per paura di ritorsioni

La cosa che colpisce in questo “tour” tra i problemi del Sistema sanitario pubblico calabrese è la reticenza degli addetti ai lavori che non parlano per paura di possibili ritorsioni nei loro confronti. Più di un medico ha detto senza tanti giri di parole: “Se parlo domani mi devo andare a trovare un nuovo posto di lavoro”. Questo è il livello di democrazia che si respira nella sanità pubblica calabrese. Il medico o infermiere che parla viene immediatamente messo all’indice. Defenestrato. Retrocesso a mansioni inferiori. Purtroppo, mentre la paura aleggia sull’intero “pianeta “sanitario calabrese, anche i dializzati reggini devono affrontare disagi non di poco conto per i continui spostamenti e per le numerose criticità in cui si trovano i Centri dialisi. Dal Gom di Reggio Calabria al presidio ospedaliero di Taurianova la musica è sempre la stessa. Disagi, disagi e ancora disagi per tutti. E poi? I rimborsi relativi ai trasporti non vengono pagati con puntualità ai dialiazzati.

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