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La Spagna è il settimo Paese al mondo a legalizzare l’eutanasia

Il Parlamento spagnolo ha approvato definitivamente la legalizzazione dell’eutanasia, con un apposita legge che entrerà in vigore a giugno, facendo della Spagna il quarto Paese europeo e il settimo al mondo a permettere legalmente a un paziente di scegliere di mettere fine alle proprie sofferenze. Lo scrive AGI.

Una legge, presentata come prioritaria dal governo socialista di Pedro Sanchez, adottata da un’ampia maggioranza della camera bassa, con 202 deputati favorevoli, soprattutto di sinistra e centro, su 350, 141 di destra ed estrema destra contrari e due astensioni.

La legge autorizza sia l’eutanasia – quando il personale medico sanitario provoca la morte del paziente – che il suicidio medicalmente assistito, nel caso in cui un paziente assume da solo la dose di farmaco prescritta. L’eutanasia potrà essere attuata ma in condizioni molto restrittive, illustrate nel dettaglio dalla legislazione adottata. Entrambe le procedure saranno riservate alle sole persone affette da “una malattia grave e incurabile” o da dolori “cronici che provocano in loro una situazione di incapacità”.

Il diritto di chiedere l’aiuto dei medici per morire ed evitare una “sofferenza intollerabile” – come recita il testo – sarà concesso ai soli cittadini spagnoli e a chi è regolarmente residente in Spagna. Quando la domanda sarà presentata formalmente, il paziente dovrà essere “cosciente, in grado di intendere e volere”.

La richiesta dovrà essere eseguita in forma scritta, senza alcuna pressione esterna e dovrà essere rinnovata dopo 15 giorni dalla prima domanda. Il medico potrà rifiutarla nel caso in cui tutti i criteri non dovessero essere rispettati. Per venire approvata in via definitiva, l’eutanasia dovrà passare al vaglio di un altro dottore e ricevere il via libera di una commissione di valutazione.

Qualunque professionista del settore medico-sanitario può far valere la sua “obiezione di coscienza” quindi rifiutare di prendere parte all’attuazione della procedura, il cui costo sarà interamente a carico del servizio sanitario nazionale spagnolo.

“Con questa legge facciamo un passo avanti verso una società più umana e più giusta per le persone che si trovano in una situazione di grande sofferenza e per le loro famiglie”, ha dichiarato la ministra della Sanità, Carolina Darias.

Secondo l’ultima inchiesta di opinione in materia di eutanasia, realizzata da Ipsos nel novembre 2020, l’85% degli spagnoli era favorevole alla sua legalizzazione. Dopo il primo voto del Parlamento, lo scorso 17 dicembre, una manifestazione di protesta si e’ svolta davanti alla sua sede a Madrid, e ancora oggi per alcuni dubbi e opposizione persistono.

“Un medico si augura che nessuno muoia. È nel suo Dna”, ha reagito Manuela Garcia Romero, vice presidente dell’ordine dei medici che non nasconde i suoi dubbi sull’attuazione della legge. Tra le voci più critiche c’è ovviamente quella della Conferenza episcopale spagnola che considera l’eutanasia “pur sempre una forma di omicidio, pertanto invece che difendere la vita lo Stato diventa responsabile della morte inflitta”.

Negli ultimi decenni in Spagna l’eutanasia è stata al centro di casi emblematici e di lunghe vicende giudiziarie. Tra queste quella di Luis Montes, medico anestesista, accusato di aver dato la morte a 73 pazienti in fase terminale, fino all’archiviazione del caso nel 2007. Nel 2019 Angel Hernandez è stato arrestato per aver aiutato sua moglie, affetta da sclerosi multipla, a morire, ed ora è in attesa di giudizio.

Con il voto del Parlamento, la Spagna raggiunge Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Canada e Nuova Zelanda, dove una legge sull’eutanasia è già in vigore. In Colombia la pratica è legale per decisione del Corte costituzionale, ma il Parlamento non ha approvato una legge che la disciplini.Lo scorso gennaio il Parlamento del Portogallo ha approvato la depenalizzazione dell’eutanasia, ma la Corte costituzionale ha rivisto il testo che ora tornerà all’esame dei deputati. In Svizzera, invece, il suicidio assistito e’ una pratica molto diffusa ma non è ancora regolamentata per legge.

© Riproduzione riservata.

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