la requisitoria

Basso Profilo, la Dda: “Ecco il sistema delle società cartiere, le batterie dei prelevatori e il ruolo di Giglio”

Il magistrato nella sua requisitoria sviscera l'associazione a delinquere finalizzata a commettere reati fiscali

Un’associazione a delinquere finalizzata ai reati tributari attraverso il meccanismo delle fatture per operazioni inesistenti o indebite compensazioni Iva, riscontrati dalle intercettazioni e dai testi, facendo emergere il ruolo centrale di Antonio Gallo e dei suoi “adepti”. Il pm della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo nel corso della requisitoria nell’ambito del processo Basso Profilo chiarisce  il meccanismo della creazione delle società cartiere o del subentro nelle stesse, attraverso una serie di prestanome come titolari di quote e amministratori, che avrebbero dovuto svolgere una sequela di operazioni sostanzialmente sulla carta. Società inoperative, con il compito esclusivo di produrre fatture nei confronti di altre società per forniture in realtà mai somministrate. “Tutto questo poi doveva dar luogo ad attività di bonifico, per dare una parvenza di regolarità alle operazioni, corrispondente all’importo delle fatture nei confronti delle casse di queste società, le quali venivano poi successivamente svuotate attraverso prelievi in contanti in istituti bancari, più frequentemente in istituti postali”, oppure con prelievi alle casse automatiche o tramite i servizi PostePay.

La batteria dei prelevatori

La batteria dei prelevatori

Un sistema funzionale a recuperare flusso di denaro che affluiva nelle casse delle società cartiere, per poi restituirlo agli emittenti, al netto di una provvigione che sarebbe spettata come servizio. Ad attestarlo una serie di riunioni, intercettate che partono dal 29 dicembre 2017  e che vedevano come protagonisti Gallo, Tommaso Rosa, oggi collaboratore di giustizia, Andrea Leone e che coinvolgeva nel progetto Concetta Di Noia, Eugenia Curcio, Ilenia Cerenzia, Santino Faldella, Teresa Sinopoli. Cerenzia, all’epoca giovanissima, viene in qualche modo coinvolta dalla madre Eugenia Curcio, condannata in sede di giudizio abbreviato, proposta come amministratrice, “ma il suo è un ruolo sulla carta”. Le intercettazioni e le perquisizioni hanno fatto emergere stipendi, nominativi di soggetti responsabili,  i Pin e i Token per fare i prelievi, l’indicazione puntuale delle movimentazioni, il rapporto tra la Fke Legnami, società della famiglia Ferrazzo, in particolare dei figli del boss di Mesoraca Mario Donato, il quale era beneficiario di fatture per operazioni inesistenti e proprio perché legato a doppio filo con Gallo, avrebbe avuto un trattamento di favore per la provvigione.

Le reazioni del gruppo dopo le perquisizioni

Le intercettazioni consegnano, secondo il magistrato, importanti acquisizioni sulle reazioni alle perquisizioni di Rosa Tommaso a maggio 2018, a seguito delle quali il gruppo cerca di riorganizzarsi, distruggendo documenti fiscali compromettenti, tentando di adottare contromisure, tra cui quella di allontanare progressivamente Rosa, ritenuto ormai “bruciato” per via della perquisizione. Un dato questo, secondo il pm, che caratterizza l’associazione, nella sua versatilità, nella sua capacità di mutare connotati fattuali, per poter proseguire eludendo investigazioni. Ma le intercettazioni hanno anche consentito di evidenziare i rapporti tra Gallo e due professionisti, il commercialista Francesco Le Rose e il ragioniere  Giuseppe Bonofiglio, condannato con rito abbreviato e i loro escamotage di natura fiscale per poter ottenere illeciti guadagni. “Il collaboratore di giustizia Domenico Iaquinta, riferisce di impiego di soggetti di Roccabernarda da assoldare come prestanome, Luca e Rosa Torcia, Rosa, Sinopoli, che anche se era di Squillace, però era legata a Santino Faldella, di Roccabernarda, loro danno conto ad Antonio Bagnato, che in qualche modo ne ricavava un suo tornaconto di natura economica, alimentando la cosca”.  Per la Dda la prova lampante del legame a doppio filo tra i Torcia e Antonio Bagnato “ ce lo dice Luca Torcia che abbiamo sentito in questa sede, riferendo di essere stato impiegato, mi hanno detto di firmare delle carte, non sapevo cosa firmare, ad un certo punto mi rendo conto che mi arrivano delle notifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma io non ne so niente, vado a denunciare ai Carabinieri e subito si presenta… lo dico a Rosa, vengo convocato da Antonio Bagnato, dice se vai dai Carabinieri ti riduco a cenere!”. 

Il ruolo della dipendente postale

 E poi una serie di conversazioni, secondo cui ci sarebbero stati una “batteria di prelevatori”, Curcio, Di Noia, Sinopoli, Faldella, Cerenzia dovevano andare negli uffici postali. In questo contesto emerge la figura anche di  Antonella Dorsi, impiegata delle Poste, che secondo la Dda ha avuto come ruolo determinante, quello di consentire transazioni che in teoria dovevano dar luogo a segnalazioni per operazioni sospette nella filiale delle Poste Italiane di Santa Maria di Catanzaro. Determinati prelievi alla cassa sono stati fatti con le credenziali di Drosi, che aveva ottenuto come vantaggio dalla consorteria l’assunzione del fratello. E per dimostrare l’associazione finalizzata a commettere reati fiscali, il pm chiama in causa  Baci Henrik detto Eno, il referente di Gallo nel territorio albanese, che si metteva a disposizione per procurare una batteria di albanesi, venuti in Italia a intestarsi società e ad andare via. Il meccanismo che è stato riscontrato tanto il 30 maggio, quanto il 14 giugno, “era quello per cui loro venivano prelevati da Eliodoro Carduccelli a Bari, portati in Calabria, gli veniva richiesto il codice fiscale, si presentavano al notaio, facevano quello che dovevano fare e poi se ne tornavano alla base”. 

La buona parola di Glenda Giglio al notaio

 E in questo ambito emerge la posizione dell’imputata Glenda Giglio, l’imprenditrice interpellata per mettere una buona parola col notaio Guglielmo Rocco: l’operazione doveva andare a buon fine senza correre rischi che il professionista si potesse accorgere dell’attività che volevano attuare. Il notaio, ricorda il magistrato, è stato assolto in primo grado, ma è in corso il processo di appello voluto dalla Dda, ritenedo che il notaio non poteva non sapere l’attività illecita che si stava compiendo sotto i suoi occhi.  “L’intestazione fittizia è evidente, notaio o non notaio, sono stati proposti dei prestanomi, la finalità era chiara, quella di eludere le misure di prevenzione. Giglio dal notaio si è recata, perché lo dice Gallo  nel corso del suo interrogatorio, così gli è stato detto da Henrik Baci, lo dice Glenda Giglio in una chat col marito,  ‘tesoro, mi pare, o amore, sono da Rocco’. E’ andata lì per mettere una buona parola, si è messa a disposizione, che poi il notaio non se ne sia accorto, questa è una circostanza che verrà stabilita dalla Corte d’Appello”. Al di là del ruolo nella vicenda con il professionista, il magistrato durante la requisitoria sviscera l’esistenza di tutta una serie di conversazioni che dimostrano come lei si fosse messa consapevolmente a disposizione di Gallo per favorire i suoi interessi.

“L’imprenditrice conosceva bene Gallo”

Gallo parla con Tommaso Rosa, dicendo che avrebbe chiesto ausilio a Giglio per avere a disposizione un dispositivo antibonifica per trovare le cimici, facendo riferimento “non ad un intendimento, ma a un fatto riscontrato e rispetto al quale non si vedono le ragioni per cui Gallo dovesse millantare con Rosa”. Inoltre vi è una con conversazione nella quale si fa riferimento alla necessità di Gallo di poter accedere nell’area riservata, nell’area imbarchi dell’aeroporto di Lamezia Terme, “lui dice di avere del denaro e dalle conversazioni risulta che lei si mette a disposizione per poter far sì che il Gallo potesse entrare, si fa riferimento anche al denaro che occulta nel portafoglio, dice mi porto mille euro. Lei dimostra piena conoscenza della figura di Gallo, sono stati intercettati lungamente, conosceva a fondo le attività che poneva in essere Gallo anche sul fronte delle fatture false”.

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